Archivio mensileaprile 2017

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Come capire da quello che dice se una persona è depressa. Come aiutarlo? Cosa dire e cosa fare o evitare di fare in sua presenza. I consigli dello psicoterapeuta Giovanni Porta

4838_depressione_bassaIn Italia ne soffrono 4,5 milioni di persone. La depressione è sempre più diffusa e le persone ne hanno sempre più coscienza, tanto che in un una recente indagine, viene collocata al secondo posto (27%) dopo i tumori per impatto percepito sulla vita di chi ne soffre (dati Libro Bianco sulla Depressione). “La depressione è un modo di funzionare in cui una persona è profondamente e quasi del tutto concentrata sulle proprie mancanze e frustrazioni. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Il mondo esterno non è che un riflesso di quello interno, e appare minaccioso e rifiutante. Le persone depresse si accusano spesso e volentieri di colpe passate e insufficienze, si sentono inferiori agli altri e per questo si rifugiano progressivamente in universo sempre più chiuso ed evitante, apparentemente immobile ma in realtà pieno di conflitti interni così profondi e dolorosi da farli piombare nell’apatia, modo di non sentire nulla e ripararsi indirettamente da una sofferenza ritenuta eccessiva”.

Per i famigliari e gli amici spesso è difficile scoprire le prime avvisaglie della depressione in una persona a loro cara. Si tende a sottovalutare il disagio, pensando che passerà da solo. A cosa dobbiamo prestare attenzione per aiutare? “Una delle spie più evidenti che una persona è depressa, al di là dell’apatia e della poca voglia di prendere iniziative, si trova proprio nei suoi discorsi. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta –  Vediamo assieme quali sono le frasi che ci devono mettere in allarme, soprattutto se ripetute spesso, e come rispondere o quali azioni intraprendere”

 

Le frasi spia della depressione

“Non cambierà mai nulla”

La depressione è una condizione complicata perché è come dover iniziare un viaggio lunghissimo sentendosi sfiniti. L’apatia dei depressi si accompagna spesso a un acuto senso di mancanza di forze, da cui consegue la quasi totale assenza di motivazione. Ciò che i depressi hanno smesso di sperimentare è che le energie si rigenerano, facendo cose piacevoli.

Cosa fare per aiutarli – Un modo per aiutarli a superare l’immobilismo è, come con i convalescenti, riabituarli piano piano a fare qualcosa di bello insieme a qualcun altro, meglio se poco faticoso.

Cosa rispendere – Una possibile frase da opporre all’immobilismo depressivo può essere qualcosa del tipo “ti va se guardiamo un film?” (o qualche altra attività poco impegnativa da fare insieme o, almeno, vicini)

 “Non valgo niente”

Le persone depresse tendono a pretendere troppo da se stesse. Non si accontentano di riuscire in qualcosa, ma di solito vogliono eccellere, cosa che le fa cadere in un gorgo senza fine di auto commiserazione in caso di risultato non confacente alle loro aspettative.  Al minimo intoppo nei loro piani, si accusano di essere degli incapaci perché confondono il non primeggiare con il non valere nulla.

Come rispendere – Una buona frase in risposta alla lamentazione circa la carenza del proprio valore può essere “io ti voglio bene proprio così come sei, compresi i tuoi difetti”.

 “Voglio tornare quello/a di prima”

Una tendenza comune a molte persone che presentano sintomi depressivi è il fatto di concentrare la propria attenzione sul passato invece che sul presente, di solito idealizzandolo come un momento felice e pieno di soddisfazioni. In molti casi, però, è proprio questo il loro vissuto, tanto che la maggior parte delle depressioni non organiche si sviluppa in conseguenza di qualche evento spiacevole (fine di una relazione sentimentale, licenziamento ecc.).

Cosa consigliare per aiutarli – La cosa fondamentale per migliorare la propria condizione è la politica dei piccoli passi, cioè migliorare la propria vita giorno per giorno, senza pretendere tutto e subito (attività nella quale i depressi sono maestri).

Cosa rispondere – Una buona risposta da dare loro può dunque essere: “Ok, vuoi tornare quello/a di prima. Qual è il primo passo che puoi fare oggi? Se me lo dici ti aiuto”

 

“Ormai è troppo tardi”

La disperazione depressiva si poggia su una miscela di generalizzazione e assenza di speranza. I depressi fanno di tutta l’erba un fascio:, smettono di distinguere tra un problema e un altro e creano un enorme unico problema chiamato depressione dal quale sembra impossibile uscire. Inoltre, sono pieni di rimpianti: lamentano occasioni svanite, obiettivi persi, sconfitte, e ritengono che se riprovano dove hanno fallito falliranno di nuovo. Il loro orizzonte è cupo, perché manca del tutto la speranza. La speranza è il bene più prezioso, e riuscire a ridargliene anche una goccia è di sicuro un gran risultato.

Cosa rispondere – Un esempio di frase da dir loro in un momento di sconforto può a mio avviso essere “Io credo che ce la farai a raggiugere i tuoi obiettivi. Magari non subito, di certo non tutti, ma sono convinto che ce la farai”.

Il linguaggio che usiamo, le parole che diciamo sono molto importanti per stabile un canale di comunicazione con chi sta affrontando un momento di depressione. “Dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Gli antichi sostenevano che le parole possono ferire più della spada e, mai come in questo caso, è vero. Capisco che sia complicato non perdere la pazienza di fronte alle lamentele e all’immobilismo di una persona depressa.  Si tratta però di un individuo che si accusa di continuo. Accusarlo a nostra volta o trattarlo con aggressività, nella maggior parte dei casi, è totalmente inutile. Non serve solo tatto, bisogna evitare degli atteggiamenti che possono essere controproducenti. Vediamo assieme due delle frasi tipiche che è meglio evitare”.

Frasi da evitare di dire a un depresso

“Dai, muoviti!”

La depressione non è un capriccio, non si vince unicamente con la forza di volontà. Per superarla, serve una profonda ristrutturazione del proprio modo di stare al mondo. Molto meglio lavorare per convincere la persona depressa a iniziare un percorso di sostegno psicologico invece che incitarla a muoversi facendo non si sa bene cosa.

“Così fai stare male anche me”

Non è un problema del depresso come stiamo noi, farlo sentire in colpa non fa che peggiorare il suo stato.

Con le dovute differenze individuali, quasi tutti vogliamo le stesse cose: amore, amicizia, accettazione, compagnia, riconoscimento. “Grazie al cielo, non è impossibile trovare qualcuno che ci apprezzi, a cui suscitiamo simpatia o attrazione, un lavoro.  – conclude lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Fondamentale è però cercare abbastanza. Un grandissimo passo per le persone depresse consiste nel concentrare le proprie forze nel raggiungimento delle cose davvero importanti, abbandonando quelle superflue. È, infatti, molto più facile, per esempio, trovare un amico che diventare delle rock star e non solo le rock star hanno amici…Varie persone depresse soffrono molto perché ritengono di non essere degne di amore in quanto non sono abbastanza qualcosa (interessanti, intelligenti, belle, brillanti, ricche ecc.) e sfidano il mondo per dimostrare il proprio valore. La buona notizia è che non è per mancanza di valore che non vengono amate. Quella brutta è che, per ottenere l’amore che desiderano, devono fare molto più di quanto sono abituate. I depressi, infatti, sono iperattivi a livello emotivo e mentale, ma agiscono pochissimo. Di solito, pretendono ma non fanno nulla. Inoltre è fondamentale, per stare nel mondo senza soffrire in maniera eccessiva, accettare il fatto che è inevitabile fallire qualche volta, soprattutto se si hanno obiettivi ambiziosi. I depressi agiscono poco, e quando lo fanno pretendono che il cosmo regali loro il risultato che sperano. Se non succede, ne fanno un dramma, e iniziano a creare infinite lamentele circa la loro sfortuna o ingiustizie che hanno impedito loro di arrivare dove volevano. Lamentarsi, purtroppo, non cambia la situazione di una virgola. Molto più utile è prendersi la responsabilità di ciò che si vuole, arrivando a creare dei piani di azione concreti o a rinunciare, se l’obiettivo è troppo difficile da raggiungere. Rinunciare a qualcosa di impossibile non è codardia, ma l’unico modo per non buttare la propria vita in rimpianti. Per uscire dalla depressione, spesso, può essere fondamentale un intervento professionale che accompagni la persona in un viaggio di cambiamento e accettazione della propria storia e dei propri limiti, in maniera da ritrovare interesse in se stessi e nello stare nel mondo, un cammino di riscoperta del piacere e delle piccole bellezze che rendono una vita degna di essere vissuta”.

 

GIOVANNI PORTA
 (www.giovanniporta.it) Psicologo psicoterapeuta di orientamento gestaltico, è esperto in alimentazione e teatroterapia. Vive e lavora tra Roma e Milano. Da anni realizza laboratori e percorsi in cui l’arte viene utilizzata con finalità terapeutiche.

Al via i matinée! Hart Cinema Food Music, la sala multisensoriale nata dallo storico Ambasciatori in via Crispi, è il primo cinema a Napoli ad aprire di mattina: dal lunedì al venerdì, alle ore 11.00 e alle ore 13.30, Hart offre ai clienti l’opportunità di vedere uno dei film in programmazione a soli 3 euro

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Un nuovo primato per la sala partenopea che, dopo aver inaugurato lo scorso febbraio l’innovativo Hart Bistrot con un’offerta gastronomica che prevede cucina d’autore in formato smart, decide di innovarsi ulteriormente proponendo una programmazione diurna: la novità è pensata per tutti i cinefili che desiderano andare al cinema ad ogni ora del giorno, mettersi comodi in poltrona e gustare una della tante creazioni gastronomiche presenti in menù firmate da Marianna Vitale chef Stella Michelin di Sud Ristorante.

“Il mattino ha il cinema in bocca” come cita lo slogan lanciato da Hart che trae ispirazione dalla celebre pellicola di Francesco Patierno. L’idea è infatti quella di offrire un servizio in più agli utenti del cinema che potranno recarsi in sala al mattino e consumare un piatto caldo o uno snack sia dolce che salato, ma anche per chi frequenta il quartiere nella pausa pranzo e desidera vivere un’esperienza fuori dall’ordinario. Inoltre intorno al binomio cinema-cucina saranno pensati e proposti una serie di eventi a tema con proiezioni speciali: tutti i mercoledì continua il Lunch Box che prevede la proiezione di vecchi film più un piatto al prezzo di 12 euro. Oltre alla possibilità di consumare in sala, nell’atrio del Cinema ci sono una decina di tavoli per un totale di 16 coperti. Tutto il menu è stato pensato anche per il take way. Si potrà scegliere tra bocconi veloci come il Muffin pizza margherita o i mini calzoni fritti ripieni di scarola e noci, ricotta e pepe, e piatti caldi come le Zuppe di legumi o i primi piatti come il Tortello di bufala ai tre pomodori e agrumi e il Raviolo al taleggio, zucca infornata e polvere di roccocò. Non mancano proposte gourmet come la Tartare di vitello, in agrodolce, pomodoro confit e spinacini, acciughe di Cetara e caprino e il Cous cous di polpo affogato su crema di melanzane. Per il cinema di pomeriggio o per una pausa golosa ecco i dolci della chef: la Lemon cake o la Torta di mele, le Mini graffe e le Bomboniere homemade.

Hart Cinema Food & Music è l’ultima monosala di Napoli e il primo cinema multisensoriale della città che coniuga cinema, cucina, spettacolo in una densa programmazione sotto la direzione artistica di Marialuisa Firpo. Nato dalla ristrutturazione dello storico cinema Ambasciatori, offre 100 posti tra poltrone, divani e letti king size per vivere il cinema in una chiave diversa, più intima e confortevole. Visione inconsueta del culture club, HART si ispira a format già sperimentati in alcune capitali europee.

Hart Napoli | Via F. Crispi, 33 | tel. 081 7613128 | www.hartnapoli.it

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La decisione di non vaccinare i bambini o la vaccinazione selettiva esercitata da un numero crescente di genitori e la conseguente recrudescenza di alcune malattie quasi debellate, vanificano gli sforzi dei neonatologi di diminuire la mortalità e le patologie dei neonati, esponendoli ad un elevato rischio per la salute personale, e sociale

vaccinoLa Società Italiana di Neonatologia (SIN), per contrastare la disinformazione sulle vaccinazioni obbligatorie e in risposta all’appello lanciato dalla OMS, in occasione della Settimana mondiale delle vaccinazioni, in programma dal 24 al 30 aprile, ha deciso di demandare direttamente ai neonatologi iscritti alla Società scientifica la campagna di comunicazione. Nel massimo rispetto della libertà individuale dei medici e delle scelte dei genitori, ogni neonatologo iscritto alla SIN s’impegnerà personalmente ad informare i genitori sui rischi derivanti dalla mancata vaccinazione. L’iniziativa è in linea con le indicazioni del nuovo Piano di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, che punta sull’empowerment dei cittadini e, dunque, dei genitori, con l’obiettivo di aiutarli ad acquisire consapevolezza dell’importanza delle vaccinazioni per la salute futura del bambino.

 

L’allarme lanciato a fine marzo dall’OMS sull’aumento del rischio di epidemie di morbillo in Italia preoccupa molto i neonatologi italiani della SIN. “Non si può e non si deve mettere in discussione l’importanza e la necessità delle vaccinazioni per il bene del singolo e della comunità” afferma il Presidente della SIN, Mauro Stronati. “Se un numero consistente di genitori opterà per non vaccinare il proprio bambino verrà meno l’effetto gregge, cioè la protezione derivante dalle vaccinazioni collettive, che finora ha rappresentato una garanzia, in particolare per quei bambini che non hanno potuto ricevere le vaccinazioni perché  immunodepressi o affetti da gravi patologie croniche”.

 

L’Italia dall’inizio del 2017 ha registrato un forte aumento di casi di morbillo con oltre 1000 persone contagiate, mentre in tutto il 2016 erano stati 844 (fonte ISS – 26/03/2017). Nel 33% dei casi si è avuta almeno una complicanza, nel 41% un ricovero e nel 14% un accesso al Pronto Soccorso: il 90% di tutti i colpiti non era vaccinato. Inoltre – affermano dalla SIN – siamo a conoscenza di lattanti che hanno contratto la meningite da Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), malattia prevenibile con la vaccinazione, e che ora portano con sé le sequele neurologiche incluso un ritardo mentale, come effetto della scelta dei loro genitori; o di adolescenti non vaccinati che hanno contratto la poliomielite e vivono ora le conseguenze della paralisi neurologica”.

La vaccinazione è particolarmente raccomandata ai neonati pretermine (in aumento negli ultimi anni), che, a causa delle complicanze della prematurità, risultano maggiormente esposti alle conseguenze dannose delle patologie infettive prevenibili dalle vaccinazioni. Il neonato pretermine, infatti, oltre alle frequenti complicanze che ne prolungano la permanenza in ospedale fino anche oltre il 3° mese di vita, presenta, com’è noto, una condizione di immunodeficienza più accentuata e duratura che nel neonato a termine.

 

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Vedere il futuro e avere una seconda chance per cambiarlo. Questo è il destino del protagonista di “Le verità”, thriller psicologico ambientato a Napoli, opera prima di Giuseppe Alessio Nuzzo, con Francesco Montanari, Nicoletta Romanoff, Fabrizio Nevola, Anna Safroncik e la partecipazione di Maria Grazia Cucinotta e Lino Guanciale

Tornato dall’India dopo un viaggio d’affari, il giovane imprenditore Gabriele Manetti sente che la sua vita sta per prendere una direzione diversa da quella che ha sempre avuto. Il suo mondo, le certezze che la sua condizione sociale gli ha permesso di avere, lo stesso rapporto con la sua fidanzata e con i suoi amici non lo appagano più. Si accorge, però, di essere tornato dal viaggio anche con qualcos’altro: scopre, infatti, di aver acquisito la capacità di “vedere” oltre le apparenze, di prevedere il futuro…

Prodotto da Pulcinella Film in coproduzione il Social World Film Festival, “Le verità” è un thriller psicologico, ambientato tra Napoli e Penisola Sorrentina, caratterizzato da ambientazioni notturne, pioggia battente, personaggi misteriosi, che indurrà lo spettatore a domandarsi: Se fosse capitato a me, come avrei agito?

Il film, distribuito da Paradise Pictures e Stemo Production, sarà nelle sale dal 27 aprile e verrà presentato al Mercato Internazionale del prossimo Festival di Cannes.

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Una donna su 9 in Italia, ogni anno, sviluppa un cancro al seno, la patologia oncologica più comune fra le donne. È fondamentale attuare un percorso di prevenzione tumore al seno, poiché tale patologia a oggi costituisce la prima causa di decesso nella popolazione femminile

imageIl tumore mammario si origina da un’alterazione nella produzione di cellule da parte delle ghiandole mammarie. Queste cellule si tramutano in maligne e possono diffondersi nelle zone limitrofe. Il cancro mammario si distingue in carcinoma invasivo e in situ. Nel tipo invasivo, le cellule tumorale si infiltrano nelle zone limitrofe originando metastasi, nel tipo in situ, invece, restano circoscritte all’interno dei lobuli e dei dotti mammari.

 

I tipi di tumore alla mammella più comuni riguardano le cellule dei lobuli, connesse alle ghiandole mammarie, o le cellule dei dotti del latte (quest’ultima comprende il 70% dei casi di cancro)2.

 

Tra i fattori di rischio abbiamo:

 

  • familiarità: la presenza di un consanguineo malato di cancro al seno o ovarico, accresce l’incidenza nei parenti di insorgenza di tale tumore;
  • età: sebbene l’avanzare della percentuale di rischio cancro aumenti con l’avanzare degli anni, il 60% delle donne malate di cancro al seno ha meno di 55 anni;
  • mutazione dei geni: le donne con mutazioni ai geni BRCA (connessi allo sviluppo dei tumori mammari o ovarici) sono più soggette al rischio sviluppo di tali neoplasie.

Il tasso di sopravvivenza aumenta con la diagnosi precoce. Se si individua il cancro mammario quando è in situ (stadio zero) il tasso di sopravvivenza dopo 5 anni dai trattamenti è del 98%3.

Iniziare un percorso di screening è fondamentale per intraprendere un piano di prevenzione. Oltre a sottoporsi a controlli con un senologo, è bene anche fare l’autopalpazione del seno, tramite la quale si possono rilevare anomalie come noduli, ispessimenti, secrezioni ecc.

Per indagare la familiarità con il cancro mammario ci si può sottoporre al test genetico che, tramite l’analisi di sangue o saliva, analizza il DNA alla ricerca di mutazioni ai geni BRCA1 e BRCA24.

Importanti sono l’ecografia, per scansionare i tessuti mammari e la mammografia, essenziale poiché rileva le neoplasie ancor prima che siano individuabili con la palpazione.

 

 

Fonti:

1 I numeri del cancro 2014 – pubblicazione a cura di Aiom, Ccm e Artum

2 Nastro Rosa 2014 – LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori)

3 Airc – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro

4 Campeau PM, Foulkes WD, Tischkowitz MD. Hereditary breast cancer: New genetic developments, new therapeutic avenues. Human Genetics 2008; 124(1):31–42

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Il Moscow Mule è tra i long drink da sorseggiare dalle cinque p.m. in poi, valida alternativa allo Spritz…

Cold Moscow Mules - Ginger Beer, lime and Vodka on bar

Nato in California nel 1940 come un Buck Cocktail, drink a base di ginger ale o beer, succo di limone e un distillato, fa parte  dei classici tra i cocktail.

Il moscow mule  è grande protagonista dell’aperitivo in spiaggia, ma non solo: in città anche è tra gli aperitivi più «in» per cui sempre più bar ne sono diventati specialisti.

Valida alternativa allo Spritz, può essere preparato facilmente a casa per una serata tra amici se si vuole partire con un aperitivo ad effetto…

Si prepara direttamente nel bicchiere, per essere ad hoc andrebbe servito in una tazza di rame o anche in un barattolo di vetro.

Valida alternativa allo Spritz, può essere preparato facilmente a casa per una serata tra amici se si vuole partire con un aperitivo ad effetto…

Si prepara direttamente nel bicchiere, per essere ad hoc andrebbe servito in una tazza di rame o anche in un barattolo di vetro

Gli ingredienti sono:

4.5 cl di vodka;

12 cl di ginger beer;

0.5 cl di succo di lime fresco;

1 fetta di lime;

Ghiaccio.

A scelta si può aggiungere zenzero e qualche fogliolina di menta.

 

 

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Napoli, capitale del mezzogiorno avrà il suo concertone del Primo Maggio e sarà una grande maratona di suoni e colori quella che si svolgerà a Piazza Dante dalle 14.00 fino a mezzanotte.  Un happening  che vede protagonista il collettivo TERRONI UNITI e tanti altri artisti che daranno, vita ad una maratona di musica, parole e impegno sociale che avrà come grande tema il lavoro: quello che c’è, in difesa dei diritti dei lavoratori; quello che manca, a causa dell’altissimo tasso di disoccupazione che prevale soprattutto al Sud; quello che dovrebbe essere un diritto per tutti, come recita il primo articolo della Costituzione

1maggio_napoli Gran parte della città si è attivata per dar vita ad un avvenimento così importante: sono gli attivisti, gli artisti, i musicisti, i cantanti, gli studenti  che hanno organizzato il recente festival dell’orgoglio antirazzista e meridionale che si è tenuto lo scorso 22 aprile a Pontida, a cui, per questo concerto napoletano, si è aggiunto il sostegno dell’Amministrazione Comunale e di tante realtà imprenditoriali come: Musica Posse, Jesce Sole, Full Heads, Area Live, 4Raw, Suoni del sud, Ethnos festival.

Tantissimi gli artisti che si avvicenderanno sul palco di questo Primo Maggio napoletano e tra questi il collettivo “Terroni Uniti” che, con il  brano “Gente do Sud”, ha acceso un faro importante sulla tematica dell’immigrazione,  scagliandosi contro tutte le forme di razzismo dissacrando la roccaforte leghista con musica e i mille colori dell’Italia antirazzista, portando un messaggio d’accoglienza, di fratellanza e d’amore per il diverso con la canzone “Gente do Sud”  il nuovo inno antirazzista. Un primo maggio “terrone” perché i terroni difendono il proprio territorio dai rifiuti, dalla malavita, dallo sfruttamento, dalla finanza predatoria. Ed è proprio sul palco del Primo Maggio che i Terroni Uniti continueranno il loro tour dopo Pontida, perché a Napoli la festa dei lavoratori diventa la festa ribelle dei lavoratori a nero, d Siamo terroni perché difendiamo il nostro territorio: lo difendiamo dai rifiuti, dalla malavita, dallo sfruttamento, dalla finanza predatoria.
Il tour dei terroni non è che all’inizio. La prossima tappa? Ovviamente Napoli.

 Gran parte della città si è attivata per dar vita ad un avvenimento così importante: sono gli attivisti, gli artisti, i musicisti, i cantanti, gli studenti  che hanno organizzato il recente festival dell’orgoglio antirazzista e meridionale che si è tenuto lo scorso 22 aprile a Pontida


Il primo maggio saremo in piazza per cantare, suonare, ballare insieme come abbiamo fatto sul pratone di Pontida per dare voce nel modo più forte possibile alle tante esperienze di resistenza che oggi continuano ad animare il nostro meridione.
Abbiamo scelto il primo maggio per una ragione ovvia: la festa dei lavoratori e delle lavoratrici. Che a Sud diventa la festa ribelle dei lavoratori a nero, dei lavoratori sfruttati, della manodopera dell’informale, delle vittime clandestine del caporalato.
Siamo andati a Pontida a ribadire che le idee di solidarietà, di rifiuto della guerra, di antirazzismo hanno casa ovunque. Ora saremo nella nostra prima casa per pretendere che essa sia liberata da ogni marchio, da ogni pregiudizio, da ogni politica di marginalizzazione, privatizzazione, indebitamento, avvelenamento, sfruttamento.Sono già tantissimi gli artisti che hanno aderito alla nostra proposta.
Mentre in Europa si ingrandisce il potere delle compagini politiche eversive e guerrafondaie, mentre i pochissimi uomini al vertice decidono della vita e della morte di migliaia di persone, noi pensiamo che da Sud debba venire il grido di riscossa: non ci fermiamoei lavoratori sfruttati, della manodopera dell’informale, delle vittime clandestine del caporalato. Per pretendere che Napoli sia liberata da ogni marchio, da ogni pregiudizio, da ogni politica di marginalizzazione, privatizzazione, indebitamento, sfruttamento, avvelenamento. Siamo terroni perché difendiamo il nostro territorio: lo difendiamo dai rifiuti, dalla malavita, dallo sfruttamento, dalla finanza predatoria.Il tour dei terroni non è che all’inizio. La prossima tappa? Ovviamente Napoli.
Il primo maggio saremo in piazza per cantare, suonare, ballare insieme come abbiamo fatto sul pratone di Pontida per dare voce nel modo più forte possibile alle tante esperienze di resistenza che oggi continuano ad animare il nostro meridione.
Abbiamo scelto il primo maggio per una ragione ovvia: la festa dei lavoratori e delle lavoratrici. Che a Sud diventa la festa ribelle dei lavoratori a nero, dei lavoratori sfruttati, della manodopera dell’informale, delle vittime clandestine del caporalato.
Siamo andati a Pontida a ribadire che le idee di solidarietà, di rifiuto della guerra, di antirazzismo hanno casa ovunque. Ora saremo nella nostra prima casa per pretendere che essa sia liberata da ogni marchio, da ogni pregiudizio, da ogni politica di marginalizzazione, privatizzazione, indebitamento, avvelenamento, sfruttamento.
Sono già tantissimi gli artisti che hanno aderito alla nostra proposta.
Mentre in Europa si ingrandisce il potere delle compagini politiche eversive e guerrafondaie, mentre i pochissimi uomini al vertice decidono della vita e della morte di migliaia di persone, noi pensiamo che da Sud debba venire il grido di riscossa: non ci fermiamo Siamo terroni perché difendiamo il nostro territorio: lo difendiamo dai rifiuti, dalla malavita, dallo sfruttamento, dalla finanza predatoria.
Il tour dei terroni non è che all’inizio. La prossima tappa? Ovviamente Napoli.
Il primo maggio saremo in piazza per cantare, suonare, ballare insieme come abbiamo fatto sul pratone di Pontida per dare voce nel modo più forte possibile alle tante esperienze di resistenza che oggi continuano ad animare il nostro meridione.
Abbiamo scelto il primo maggio per una ragione ovvia: la festa dei lavoratori e delle lavoratrici. Che a Sud diventa la festa ribelle dei lavoratori a nero, dei lavoratori sfruttati, della manodopera dell’informale, delle vittime clandestine del caporalato.
Siamo andati a Pontida a ribadire che le idee di solidarietà, di rifiuto della guerra, di antirazzismo hanno casa ovunque. Ora saremo nella nostra prima casa per pretendere che essa sia liberata da ogni marchio, da ogni pregiudizio, da ogni politica di marginalizzazione, privatizzazione, indebitamento, avvelenamento, sfruttamento.
Sono già tantissimi gli artisti che hanno aderito alla nostra proposta.
Mentre in Europa si ingrandisce il potere delle compagini politiche eversive e guerrafondaie, mentre i pochissimi uomini al vertice decidono della vita e della morte di migliaia di persone, noi pensiamo che da Sud debba venire il grido di riscossa: non ci fermiamo

Dunque Napoli diventa sempre di più portavoce di messaggi positivi per la società contemporanea, affermandosi come esempio di città multietnica con sguardo al sociale, con la volontà di interrogarsi sulle problematiche attuali proponendo soluzioni e lanciando messaggi positivi alla Nazione, lanciando il suo grido di riscossa.

Insomma il lavoro al centro di un dibattito più ampio con cui Napoli si propone ancora una volta come Capitale culturale che, attraverso le proprie eccellenze, vuole essere un esempio di rinascita per l’intera Nazione, mettendo in campo l’umanità, l’accoglienza, lo spirito di fratellanza, lo sguardo di speranza che da sempre abita la città partenopea. La storia non mente: mescolanza di razze che hanno dato vita ad una realtà multiculturale fin dalla nascita della città, luogo in cui hanno convissuto pacificamente dominazioni diverse, Napoli ha scritto le più belle pagine sulla resistenza, sul suo essere antifascista, antirazzista, città dell’accoglienza e della solidarietà.

 

 

 

Un concerto gratuito per sensibilizzare coscienze, per forgiare gli adulti di domani, per riflettere sugli errori e per guardare al futuro con un senso di responsabilità che riguarda tutta la società civile. E’ questo il Primo Maggio Napoletano.

 

ECCO LA LINE UP:

 

DA NAPOLI:

Eugenio Bennato, Enzo Gragnaniello, 99 Posse, Jovine, Ciccio Merolla, Daniele Sepe, Foja, La Maschera, Maldestro, Franco Ricciardi, Tommaso Primo, Tartaglia Aneuro, Speaker Cenzou, Sud Express, Assurd, Asya, Cultural Boo Team, Peppoh, Oyoshe, Dope One, Tueff, Joe Petrosino, Blindur, Batà ngomà, Valentina Stella, Alan Wurzburger, ‘O Rom, Mazurk, Capone & BungtBangt, MALMÖ, Mbarka Ben Taleb, Aldolà Chivalà, Loredana Daniele, Gnut, Gino Fastidio e Balsamo, Mujeres Creando, La Pankina Krew, Mariotto, Francesca Fariello, Francesco Sansalone, Ventinove e Trenta

 

Presenta Gianni Simioli con:

Paolo Caiazzo, Peppe Iodice, Cecilia Donadio, Francesco Paoloantoni

 

DAL MALI:

Baba Sissoko

 

DALLA SPAGNA:

Tonino Carotone, Barcellona Gipsy Klezmer Orchestra

 

DA MILANO:

Vallanzaska, Esa, Flaco Punx

 

DA ROMA:

Muro del canto, Rak

 

DA ASCOLI PICENO:

Clavers Gold

 

DA FOGGIA:

Mimmo Epifani

 

DA PALERMO:

Picciotto & Gold Diggers

 

Intervengono gli scrittori “Terroni Uniti”:

Luca Delgado, Rosario Dello Iacovo, Pino Imperatore, Antonella Cilento, Gianluca Calvino, Maura Messina, Maurizio de Giovanni, Michele Serio, Massimo Torre, Enza Alfano, Letizia Vicedomini, Claudio Finelli, Giovanni Meola, Gaetano Di Vaio.

 

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Le doti del parrucchiere analizzate da chi ha fatto della “testa perfetta” una filosofia di vita: l ’italian style dei Vergottini, dalla Carrà alla Caselli, un “modello” che ha fatto epoca e che è ancora al top! E che oggi sposa la linea svedese Maria Nilaè , realizzata con ingredienti di origine 100% vegana, trait d’union che unisce la professionalità dell’hair stylist al benessere del cliente

 

– Un classico nella storia dei coiffeur. Stiamo parlando del caschetto con la frangia. Un’icona che ha fatto dei Vergottini, dei rinomati parrucchieri in tutto il mondo. Le teste bionde di Raffaella Carrà e di Caterina Caselli “uscite” dal salone di via Montenapoleone, hanno fatto epoca senza tramontare mai.

Perché la tradizione va custodita nel tempo e arricchita di nuove esperienze. E non solo per una crescita personale”. Chi sostiene la “filosofia Vergottini” è Jill Vergottini, ultima parrucchiera della storica famiglia, che ha fatto del background familiare, il suo marchio impresso nelle vene, uno stile di vita, una mission.

Le basi del passato, al pari dei mezzi innovativi, se sapute usare sanno aprire infinite strade. Per questo ho sposato il mio brand a quello di Maria Nila: perché trovi la ricerca di oggi perfettamente miscelata alla tradizione di ieri. E poi è altamente etico! È una linea di prodotti che ha la capacità di sostenere uno dei principi basilari dei parrucchieri: mettere la volontà del cliente al centro del nostro ruolo, offrire relax e benessere; essere compiacente con l’abituale e affezionato cliente al pari dell’occasionale”.

Il parrucchiere – continua Jill – dev’essere capace di dare un’esperienza sensoriale che parte dallo shampoo, con il massaggio della cute, e che si conclude con il sorriso sul viso della cliente soddisfatta del risultato ottenuto. Il parrucchiere deve garantire un benessere impagabile”.

La linea per la cura e la protezione per capelli Maria Nila, studiata in Svezia e certificata dal 2013 da tre organizzazioni mondiali (PETA, VEGAN SOCIETY, LEAPING BUNNY) che controllano la tracciabilità sui test, hanno accertato che l’intera gamma viene realizzata con ingredienti di origine 100% vegana, le cui materie prime non sono state testate sugli animali e che i processi di produzione rispettano tutte le procedure etiche di sostenibilità. D’altro canto gli svedesi hanno un’estrema cultura ambientale! Non è un caso infatti, che la catena di produzione che si trova a Helsingborg, si avvalga solo di prodotti senza solfati e parabeni, e che sono a km zero!

 

 

 

Un trait d’union che virtualmente unisce l’Italia e sconfina in Europa: dalla Sicilia (i due start upper di Op Cosmetics Davide Puglia e Carlo Oliveri, che distribuiranno la linea nel territorio nazionale) alla Lombardia (grazie a Jill Vergottini), proseguendo per la Svezia, in un viaggio etico e innovativo, per la salute, la protezione e la bellezza dei capelli.

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Alcune malattie infettive come morbillo, rosolia o varicella sono comuni durante l’infanzia, ma possono presentarsi anche in età adulta. Se si contrae la rosolia in gravidanza, possono esserci delle complicazioni per il feto. Ecco perché è importante sottoporsi a test di diagnosi prenatale o ad esami di screening non invasivi e fare regolarmente dei controlli medici, anche prima dell’insorgere della gravidanza.

diagnosi-prenataleResponsabile della rosolia è il Rubivirus, la cui trasmissione avviene per via aerea, tramite goccioline di saliva che si emettono parlando, tossendo o starnutendo. Il virus ha un tempo di incubazione di circa 2-3 settimane1, al termine del quale la malattia si manifesta con un esantema (macchioline rosacee simili a quelle del morbillo) inizialmente su viso e collo, e poi sul resto del corpo. L’esantema può persistere per 5-10 giorni ed essere accompagnato da altri sintomi come mal di testa, febbre, linfonodi ingrossati e raffreddore. Spesso la sintomatologia non è evidente e la rosolia passa inosservata2.

 

Se una gestante si ammala di rosolia, nel nascituro si sviluppa la sindrome da rosolia congenita, e le conseguenze sono più gravi se la malattia si contrae nei primi tre mesi di gestazione3. Morte del feto, aborto spontaneo, gravi malformazioni, difetti genetici: sono le possibili conseguenze. Si stima che il 62% dei nascituri affetti da rosolia in gravidanza hanno riportato gravi anomalie: danni uditivi (47% dei casi), danni al cuore (42%), danni visivi (42%), microcefalia (14%)4.

 

Non c’è una terapia per la rosolia, ma è possibile far prevenzione tramite il vaccino. Le donne che auspicano una gravidanza dovrebbero controllare la propria immunità al Rubivirus. Anche prima del concepimento è possibile sottoporsi al Rubeotest, un esame ematico che si esegue regolarmente anche durante il periodo gravidico su quelle gestanti che non hanno anticorpi contro la rosolia.

 

Si consiglia di consultare sempre uno specialista o il proprio ginecologo per stabilire quale sia il test prenatale più adatto cui sottoporsi.

 

Per maggiori informazioni sul test prenatale non invasivo Aurora: www.testprenataleaurora.it

 

Fonti

 

  1. The New Harvard Guide to Women’s Health – Di Karen J. Carlson, Stephanie A. Eisenstat, Terra Diane Ziporyn

 

  1. epicentro.iss.it

 

  1. CDC – Centers for Disease Control and Prevention

 

  1. Encyclopedia of Thoracic Surgery / Handbuch Der Thoraxchirurgie: Band / Volume 2: Spezieller Teil 1 / Special, Parte 1 – Ernst Derra, Springer Science & Business Media, 06 dic 2012

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Perù, un viaggio affascinante in un paese carico di mistero, alla scoperta delle sue antiche tradizioni, come la festa dell’Inti Raymi, uno degli eventi più suggestivi ed importanti del Sud America, in cui si può comprendere la gioia di vivere e la semplicità di una popolazione che vive quel fragile equilibrio tra passato e presente, in un sincretismo religioso e culturale che sono la vera magia di questa magnifica terra

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L’appuntamento imperdibile è fissato per il 24 giugno a Cuzco, data in cui il sole si trova alla massima distanza dalla Terra, il solstizio d’inverno appunto, che nell’epoca incaica simboleggiava l’inizio del nuovo anno e la rinascita di Inti, il dio Sole.
Una moltitudine di colori e una miriade di persone che assistono meravigliate alle rappresentazioni storiche. Una kermesse che attira oltre 100.000 visitatori da tutto il mondo per assistere alle rievocazioni dei rituali religiosi che oltre 500 attori in costume mettono in scena per le vie della città fino ai luoghi sacri degli antichi Inca. La magia dei festeggiamenti trova il suo culmine quando il trono d’oro, dal peso di 70 chilogrammi, conduce il sacerdote alla fortezza di Sacsayhuaman,un luogo magico, un anfiteatro naturale di colline verdi gremite da indios provenienti da tutto il Perù, al cui centro spiccano i monoliti giganteschi di una fortezza incaica. Qui si concentra tutta la teatralità del momento: un’esplosione di musica, danze, colori, sfilate, processioni animate dal sapiente sacerdote che coordina i ringraziamenti e gli offertori al dio Sole. L’Inti Raymi è la festa più solenne di Cuzco e ancora oggi, le differenti generazioni di cuschegni, continuano la sua celebrazione, aumentandone la forza simbolica e il valore storico, messaggio vivo di identità e integrazione nazionale.

Hotelplan propone il tour “Speciale Inti Raymi” con partenza unica il 17 giugno, un’occasione imperdibile, un viaggio tra miti e leggende immersi in un contesto tra i più suggestivi e spettacolari del Sud America.

Il tour inizia dalla capitale Lima, all’interno di una valle scavata dal fiume Rìmac, chiamata anche Ciudad de los Reyes. Da qui ci si dirige alla volta di Arequipa, con il suo delizioso contesto urbano fatto di edifici bianchi e caratteristici conventi, e si prosegue per Colca Canyon, una valle immensa che lascia senza parole per i suoi stupendi paesaggi: si potranno ammirare i terrazzamenti precolombiani, il fiume Majesche che scorre ad una profondità di oltre 3.000 metri e che gli Incas pensavano confluisse direttamente nella Via Lattea, una fauna estremamente variegata con la possibilità di avvistare il vicuña (un animale simile al lama e all’alpaca), o addirittura il maestoso Condor Andino, simbolo di lunga vita ed eternità. Si sale poi fino a Puno, a circa 3.800 metri di altitudine, il principale porto del lago Titicaca, famoso per le sue isole galleggianti e le piccole comunità che le abitano. Si giunge in seguito alla capitale storica del Perù, Cuzco, dichiarata anche Patrimonio Mondiale dell’Unesco, una città piena di fascino e mistero, che porta con se un mix di testimonianze Inca e coloniali, circondata da molteplici siti archeologici. Qui si avrà la possibilità di partecipare alla Festa del Sole, Inti Raymi. Il tour si conclude a Machu Picchu, eletto come una delle sette meraviglie del mondo e secondo sito archeologico per grandezza.

Non un semplice tour, ma un vero e proprio viaggio nel tempo, fino all’antico mondo abitato dagli Incas, l’attuale Perù.

TOUR SPECIALE INTI RAYMI
Partenza unica 17 giugno 2017
Quote a partire da 2.950€ a persona, per 12 giorni/9 notti (1 notte a Lima, 1 notte ad Arequipa, 1 notte al Colca Canyon, 2 notti a Puno, 3 notti a Cuzco, 1 notte a Machu Picchu) soggiorno in hotel in camera doppia con trattamento di pernottamento e prima colazione. Tasse aeroportuali escluse circa 315 euro.