Archivio mensiledicembre 2015

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Colore, pop e design… lo stile inconfondibile delle collezioni Luigi Veccia. Un tripudio di fantasie, pattern geometrici ed effetti technicolor per un brand moderno e innovativo

Luigi Veccia è un fashion designer di origini casertane ma romano di adozione. A 18 anni si trasferisce nella capitale dove studia moda allo IED e intraprende diverse esperienze in atelier e setifici.

Terminati gli studi collabora sia con marchi italiani sia stranieri e la sua preparazione eclettica lo porta a svolgere mansioni che partono dal design fino alla stampa. Nel 2008 dà vita alla sua griffe e finalmente realizza la sua personale visione della moda e dell’atto creativo, attraverso collezioni via via sempre più stupefacenti.

Sprazzi di rosso, blu, giallo e arancio si amalgamano in un’apoteosi di eccezionale vivacità, i dettagli, curati nei minimi termini, caratterizzano ancor di più i capi affermando la maestria dello stile Made in Italy, che non ha rivali

Nel suo concept è viva la ricerca costante di integrare l’esuberanza variopinta delle grafiche alla disciplina dei tagli e delle forme di cultura anglosassone.

Le isole del Mediterraneo vissute nell’infanzia, la femminilità sensuale delle donne partenopee, le grandi attrici, i viaggi e gli incontri rappresentano le ispirazioni che accompagnano ogni volta Luigi Veccia nel processo di creazione e realizzazione di una collezione.

New Abstract S/S 2016 – Stampe astratte e dettagli color block irrompono con potenza su fondi in black nella collezione primavera-estate. Righe, cerchi, triangoli e rombi si sposano con linee morbide e raffinate, creando un equilibrio perfetto tra forma e colore.

Sprazzi di rosso, blu, giallo e arancio si amalgamano in un’apoteosi di eccezionale vivacità, i dettagli, curati nei minimi termini, caratterizzano ancor di più i capi affermando la maestria del Made in Italy, che non ha rivali.

I ricami accurati, i tagli particolari, il denim “abbellito” da decori… Luigi Veccia per la prossima stagione ha centrato pienamente l’obiettivo con una collezione irriverente e stilosa, innovativa ed everyday, con una scelta di capi “intercambiabili” che possono essere indossanti da ogni donna, purché sia glamour!

Per conoscere tutte le collezioni di Luigi Veccia:
Sito web ufficiale: www.luigiveccia.com
Pagina Facebook : QUI

 

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Il mondo della moda ha bisogno di icone ridondanti, vale a dire protagoniste che tra di loro si somigliano il più possibile. Brigitte Bardot ad esempio, prima grande icona del fashion system, è stata nel corso degli anni sostituita da Claudia Shiffer prima, e ora dalla giovanissima Anna Ewers

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Anna Ewers è talmente simile alla diva icona della Costa Azzurra, che molti tendono a confonderle. Accade così che il nome Anna Ewers non dica nulla a chi non è un consueto frequentatore della iconografia fashion. Oggi tutti conoscono Kendall Jenner o Gigi Hadid, sexy angeli di Victoria’s Secret e regine dei social network, ma la loro “digital fame” non è bastata.

Models.com, database online di modelle, modelli e agenzie di moda, e vera istituzione nell’industria, ha appena incoronato la tedesca Anna Ewers come modella dell’anno. Ventidue anni, chioma bionda e lineamenti che ricordano Brigitte Bardot e Claudia Schiffer, Ewers è stata scoperta nel 2013 dallo stilista Alexander Wang che ne ha fatto la sua musa, spalancandole le porte del fashion system.

Da allora di strada ne ha fatta e nel giro di qualche stagione, Ewers ha calcato le passerelle delle maison più blasonate, da Balenciaga a Prada, fino a Dolce&Gabbana, Emilio Pucci, Dior e Versace, prestando anche il volto (e il corpo) al Calendario Pirelli 2015, firmato dal fotografo statunitense Steven Meisel.

E non è tutto. La modella di Friburgo, dove è nata il 14 marzo 1993, vanta inoltre un curriculum d’eccezione come cover girl: oltre alle numerose copertine di ‘Vogue Paris’, ‘Vogue Italia’ e ‘Vogue Germania’, Ewers è apparsa in oltre 100 campagne pubblicitarie, editoriali e lookbook, come H&M, Mango e Alexander Wang.

Secondo la classifica ‘Model of the Year Awards 2015’ stilata dal database a stelle e strisce in base ai voti di oltre 250 tra designer, fotografi e direttori di casting, è lei la beniamina degli addetti ai lavori. Subito dietro Ewers, si posiziona Gigi Hadid, la preferita dei lettori assieme a Kendall Jenner.

Quanto al miglior modello, insiders e lettori hanno eletto Lucky Blue Smith, giovane star delle passerelle maschili. Lo scorso anno a trionfare nella categoria femminile era stata l’inglese Edie Campbell, mentre i lettori avevano scelto Cara Delevingne.

 

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Secondo quanto afferma la recente sentenza numero 24157/2015 da parte della Corte di Cassazione, l’articolo 18 – nell’attuale versione riformata dalla legge Fornero e dal Jobs Act – deve essere applicato anche ai lavoratori della pubblica amministrazione. Pertanto, anche i dipendenti pubblici potranno essere licenziati, senza l’obbligo di essere reintegrati, come già oggi avviene per i lavoratori dipendenti privati

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La pronuncia della Corte di Cassazione si riferisce alla vicenda di un dirigente di un consorzio pubblico siciliano, licenziato in maniera definita illegittima in giudizio, poiché effettuato da un solo componente dell’ufficio disciplinare, invece dell’intero organo collegiale.

Dunque, la posizione della Corte di Cassazione è stata piuttosto netta e non vi è stato nemmeno bisogno di ricorrere alla Corte Costituzionale (cosa che, invece, sarebbe stata paventata nell’ipotesi in cui la Suprema Corte non avesse sancito tale parità di condizione e di trattamento tra dipendenti pubblici e privati)

La sentenza è tuttavia di rilievo non tanto per l’illegittimità o meno del provvedimento, quanto per il fatto che i Giudici della Corte si sono soffermati su precisa istanza dell’ente pubblico ricorrente, che domandava in Cassazione una pronuncia circa l’applicabilità o meno dell’art. 18 (così come riformato attualmente) anche agli statali.

Per la Corte non vi sarebbe alcun dubbio. Nella pronuncia si legge infatti come sia «innegabile che nuovo testo dell’articolo 18 della legge n. 300/70, come novellato dall’art. 1 legge n. 92/12, trovi applicazione ratione temporis al licenziamento per cui è processo e ciò a prescindere dalle iniziative normative di armonizzazione previste dalla legge c.d. Fornero».

Sul perché di tale affermazione, i Giudici ricordano come l’art. 51 del Testo Unico del Pubblico Impiego preveda come lo statuto dei lavoratori, con «successive modificazioni e integrazioni – si applichi anche – alle pubbliche amministrazioni a prescindere dal numero dei dipendenti».

Dunque, la posizione della Corte di Cassazione è stata piuttosto netta e non vi è stato nemmeno bisogno di ricorrere alla Corte Costituzionale (cosa che, invece, sarebbe stata paventata nell’ipotesi in cui la Suprema Corte non avesse sancito tale parità di condizione e di trattamento tra dipendenti pubblici e privati).

Sulla base di quanto detto, ne deriva pertanto che anche i dipendenti pubblici potranno essere licenziati senza l’obbligo di reintegra (salvo le ipotesi di licenziamento discriminatorio e alcune ipotesi di disciplinare), con conseguente risarcimento attraverso un’indennità.

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Ho sempre seguito il lavoro di Fabrica, un gruppo di ricerca espressiva che mi ha costantemente affascinato nel corso degli anni e che rappresenta un modo innovativo di fare cultura

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Quando ero ragazzo Oliviero Toscani aveva lanciato all’interno del gruppo Benetton, una factory creativa che mi affascinava. Era una fucina di talenti che operava in tutti i campi della cultura e della comunicazione multimediale. Questa Factory era denominata Fabrica. Toscani ha lasciato da tempo il gruppo Benetton, ma Fabrica continua a sfornare progetti di comunicazione estremamente interessanti. È la transizione il filo conduttore della collettiva La Fabrica del presente. Fino al 24 gennaio Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, porta al Museo di Roma in Trastevere quattro progetti, frutto del lavoro di giovani autori, diversi per formazione e provenienza. Il passaggio, la transizione da uno stato a un altro, in un racconto multiplo che si muove sui confini dei luoghi e delle cose fornendone un’immagine inedita, sono i temi al centro della mostra. Quattro le sezioni: ‘Night (e)scapes. From light to darkness’ di Martina Cirese, Geremia Vinattieri e Christian Coppe ‘Lipadusa. From sea to land’ di Calogero Cammalleri, ‘Iranian living room. From private to public’ di vari fotografi iraniani.

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Il primo è un progetto multimediale che unisce fotografia, musica e motion design in un viaggio notturno attraverso alcuni dei posti più suggestivi d’Italia, puntando non solo sulle immagini ma anche sui suoni registrati in loco e rielaborati elettronicamente. L’Italia è il Paese con il più grande patrimonio artistico e culturale al mondo, primato riconosciuto anche dall’Unesco.
Il viaggio dei tre giovani ricercatori di Fabrica unisce a mete note, come Venezia e Napoli (cercandone però i luoghi più nascosti tra le isole o le catacombe del III secolo), altre meno familiari, come l’ecomuseo della Pietra da Cantoni nelle Langhe e le città di Matera e Craco.
Il secondo progetto è una ricerca fotografica sull’identità dell’isola di Lampedusa, Lipadusa per i suoi abitanti. Divenuta suo malgrado sinonimo di migrazione, di tragedie in mare, di disperazione e miseria, Lampedusa si presenta in questa mostra nella sua veste più autentica e profonda, quella di isola e non quella di mare divenuto cimitero.
Quindici fotografi iraniani, scelti dal direttore dell’area Editorial di Fabrica Enrico Bossan, hanno raccontato con occhi discreti e incondizionati il salotto di casa iraniano, spazio fisico e metaforico nascosto agli sguardi dei media internazionali e dello stato locale. Abituati come siamo a un’osservazione guidata, sempre controllata dell’Iran, con ‘Iranian Living Room’ possiamo entrare nelle case delle persone e, quindi, nella pancia del Paese.

 

 

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Tra moda, gusto retrò, tecnologia innovativa e fashion business Brionvega lancia un diffusore stereo wireless che è anche una elegante borsa dal gusto anni ’60

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Quante volte noi donne avremmo voluto ascoltare della buona musica uscendo dalla logica delle alienanti cuffiette. Quante volte avremmo voluto avere una borsa comoda che miracolosamente si trasformasse anche in qualcosa di altro, più duttile e piacevole. Oggi possiamo avere entrambe le cose.

Brionvega lancia Wearit ts 217, il primo diffusore bluetooth ‘indossabile’, come una borsa. Disegnato da Michael Young, nasce da una interpretazione del Brionvega ts207, vera e propria icona degli anni ’60.

Il nuovo modello rappresenta con i suoi colori vivaci e le dimensioni contenute, un connubio tra forma del prodotto e qualità del suono.

Bionvega Wearit ts 217 si distingue da tutti gli altri diffusori, non solo per lo stile che caratterizza tutti i prodotti del marchio, ma anche per il nuovo concetto di “musica indossabile” che introduce in anteprima nel mondo dell’audio.

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Tanto per capire che si parla di ‘una borsa’ nel packaging del prodotto è presente infatti una borsetta-custodia che trasforma Brionvega Wearit ts 217 in un vero accessorio fashion. La borsa non solo contiene perfettamente lo speaker e lo protegge durante gli spostamenti, ma lo mimetizza, facendolo diventare così parte integrante dell’outfit.

Qualcosa di completamente unico nel panorama dei diffusori. La possibilità di scegliere tra 3 colori differenti – tabacco, blue e purple – rende lo speaker adattabile a qualsiasi stile. La borsa inoltre può essere accessoriata con la cinghia a tracolla oppure con quella a maniglia, una doppia opzione per completare qualsiasi abbinamento con un tocco glamour e trendy.

Brionvega Weairit ts 217 è dotato di viva voce con microfono per rispondere alle chiamate in libertà e ascoltare ogni singola parola chiaramente, con la semplice pressione di un tasto posto nella parte frontale del diffusore. Una volta terminata la conversazione, la musica riprende automaticamente.

La funzione “Real Stereo” permette di connettere, senza fili, due Brionvega Wearit ts 217 contemporaneamente e ottenere un’ancora più incredibile e precisa riproduzione sonora. Brionvega Wearit ts 217 infatti, all’accensione cercherà in automatico un altro speaker e si connetterà allo stesso ricreando un vero suono stereo.

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La Guida Michelin 2016 sorride a Napoli e alla nostra Regione. Napoli conquista il podio di provincia italiana più stellata con 20 ristoranti. La Campania, con tre new entry, per un totale di 37 ristoranti stellati, si posiziona sul secondo gradino del podio tra le regioni, seconda solo alla Lombardia che conferma il suo primato con 58 ristoranti

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Nell’edizione 2016 della Guida Michelin, scaricabile tramite l’applicazione, spiccano i giovani talenti, con dieci chef che hanno un’età inferiore ai 35 anni. Le tre new entry campane sono Re Maurì di Salerno, Don Geppì a Sant’Agnello e Osteria Arbustico a Valva.

L’elenco dei locali della Campania 2 stelle Michelin:

Taverna Estia – Brusciano (Napoli);

L’Olivo – Anacapri (Napoli);

Quattro Passi – Nerano, Massa Lubrense (Napoli);

Don Alfonso – Sant’Agata Sui Due Golfi (Napoli);

Torre del Saracino – Marina d’Equa, Vico Equense (Napoli).

L’elenco dei locali della Campania 1 stelle Michelin:

Oasis-Sapori Antichi – Vallesaccarda (Avellino);

Marennà – Sorbo Serpico (Avellino);

Krèsios – Telese (Benevento);

Le Colonne – (Caserta);

Vairo del Volturno – Vairano Patenora (Caserta);

Il Riccio – Anacapri (Napoli);

Indaco – Lacco Ameno, Isola d’Ischia (Napoli);

Taverna del Capitano – Nerano, Massa Lubrense (Napoli);

Relais Blu – Termini, Massa Lubrense (Napoli);

Il Comandante – (Napoli);

Palazzo Petrucci – (Napoli);

Sud – Quarto (Napoli);

Don Geppì – Sant’Agnello (Napoli);

Il Buco – Sorrento (Napoli);

President – Pompei (Napoli);

L’Accanto – Vico Equense (Napoli);

Antica Osteria Nonna Rosa – Vico Equense (Napoli);

Maxi – Vico Equense (Napoli);

Mammà – Capri (Napoli);

La Caravella – Amalfi (Salerno);

Locanda Severino – Caggiano (Salerno);

Il Papavero – Eboli (Salerno);

Il Faro di Capo d’Orso – Maiori (Salerno);

Casa del Nonno 13 – Mercato San Severino (Salerno);

Le Trabe – Paestum (Salerno);

La Sponda – Positano (Salerno);

Zass – Positano (Salerno);

Rossellinis – Ravello (Salerno);

Il Flauto di Pan – Ravello (Salerno);

Re Maurì – (Salerno);

Osteria Arbustico – Valva (Salerno).

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Il bosco verticale di Stefano Boeri, dopo aver vinto molteplici premi di architettura, è diventato un format edilizio di successo, tanto che presto ne verrà edificato un altro

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Dopo Milano un altro bosco verticale: sarà la Torre di Cedri: 117 metri a Losanna, affacciata sul lago Lemano e ospiterà 24.000 piante, tra cui 100 alberi di cedro, 6.000 arbusti e 18.000 tra perenni, ricadenti e tappezzanti.

Sarà il primo edifico alto al mondo di soli alberi sempreverdi (l’80%), un aspetto importante soprattutto per il grande contributo ecologico svolto dalle foglie nel fissare le polveri sottili, assorbire CO2 e produrre ossigeno.

Lo studio Stefano Boeri Architetti (SBA) annuncia l’assegnazione del progetto di costruzione di una nuova torre “verde” e biologica che sarà realizzata in Svizzera nel comune di Chavannes-Près-Renens, all’interno dell’aggregato urbano di Losanna.

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L’architetto Stefano Boeri assicura: «Anche nel cielo di Losanna faremo vivere insieme alberi e umani. Continua la sfida per migliorare la qualità urbana e aumentare la biodiversità delle specie nelle nostre città».

“La Torre dei Cedri”, questo è il suo nome, è stata disegnata dallo Studio Stefano Boeri Architetti con la collaborazione di Buro Happold Engineering per le strutture e l’agronoma Laura Gatti per la componente vegetale e sarà realizzata dal noto costruttore svizzero Bernard Nicod. Alto 117 metri, il bosco verticale di Losanna (che ha superato nel giudizio finale della giuria i progetti di Mario Botta Architetto; Richter Dahl Rocha & Associés Architectes; Goettsch Partners) ospiterà 100 alberi, 6.000 arbusti e 18.000 piante tra perenni, ricadenti e tappezzanti. I grandi protagonisti della torre verde saranno gli alberi di cedro, di quattro diverse specie. Il cedro è un albero tra i più maestosi del mondo, fin dall’antichità considerato sacro e noto per la sua grande capacità di adattarsi a condizioni climatiche estreme e distanti come il Medio Oriente e l’Himalaya.

Un vero e proprio “monumento naturale”, in grado di vivere anche 2500 anni. La torre sarà composta da 36 piani destinati non solo a residenze private (da 2 a 5 locali) ma anche ad uffici e servizi; sarà dotata di una palestra e ospiterà sulla copertura un ristorante panoramico. Boeri fa notare: «Con La Torre di Cedri avremo la possibilità di realizzare un edificio sobrio e insieme di grande importanza nel paesaggio di Losanna. Un’architettura capace tra l’altro di innestare una significativa biodiversità di specie vegetali nel cuore di una importante città europea. La Torre dei Cedri, anche grazie alle sue forme e ai colori cangianti dei cedri e delle altre piante nel corso delle stagioni, potrà diventare un landmark nel paesaggio del lago Lemano. Sono felice di questa straordinaria occasione che farà di Losanna una città all’avanguardia nella sfida planetaria per implementare la qualità urbana e la biodiversità delle specie».

 

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Nei boutique hotel più importanti Pimkie si inventa la very fast fashion, un micro shop all’interno delle camere…

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Le tendenze dal mondo della moda non sono solo relative all’estetica degli abiti o alla qualità dei tessuti o alle linee dei couturier. Il fashion business è spesso una fucina di nuove dinamiche dello shopping. Da alcuni anni ad esempio sono nati i negozi temporanei (temporary stores) o i negozi dinamici, posti cioè su strutture mobili come dei van o dei furgoncini ape.

Oggi nasce una nuova tipologia di fashion business le micro boutiques all’interno delle camere degli hotels stellati. Al posto di snack e bibite, abiti e camicette: è il ‘mini fashion bar’, un nuovo concept di shopping lanciato dal brand di fast fashion Pimkie e ispirato ai tradizionali mini bar delle camere d’albergo.

All’interno delle stanze di alcuni boutique hotel delle più importanti città europee le clienti troveranno una selezione di capi d’abbigliamento adatti alla stagione e pensati per affrontare una giornata o una serata speciale nella città in cui si soggiorna, ma anche per risolvere situazioni d’emergenza con trench per la pioggia e abiti da sera per un’occasione imprevista.

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La cliente potrà provare i capi in camera e selezionare il look più adatto alle sue esigenze pagandolo direttamente al momento del check out, proprio come un minibar. Inoltre, se la taglia non è quella giusta il “fashion concierge” potrà fornire i capi selezionati nella taglia desiderata. «Con il progetto del Mini Fashion Bar, Pimkie – spiegano dall’azienda – consolida il suo percorso di crescita verso un target più adulto».

Già lanciato nel corso del 2015 ad Anversa e Parigi, il nuovo format di shopping è stato presentato in anteprima per l’Italia presso Palazzo Segreti, boutique hotel nel centro di Milano, e presto verrà proposto in altre città europee.

Nato nel 1971 in Francia, oggi il marchio Pimkie è presente in 28 paesi con più di 690 negozi e un giro d’affari di 540 milioni di euro. In Italia conta su una rete di 89 punti vendita

 

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Dal prossimo 10 gennaio 2016 sarà possibile proporre istanze per il riconoscimento del credito d’imposta del 35% per le assunzioni di personale altamente qualificato effettuate nell’anno 2014, esercizio per il quale sono state stanziate risorse pari a oltre 35 milioni di euro

Le richieste per il credito d’imposta andranno presentate al Ministero dello Sviluppo Economico. Ma come poter usufruire nel concreto del credito di imposta? In che modo sarà possibile proporre le proprie istanze?

In primo luogo, ricordiamo come le istanze, firmate digitalmente, debbano essere presentate in via esclusivamente telematica, tramite la procedura informatica accessibile dal sito www.cipaq@mise.gov.it.

L’accesso alla piattaforma utilizzata dalla procedura informatica prevede l’identificazione dell’impresa tramite codice fiscale e l’autenticazione tramite credenziali informatiche inviate all’indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) dell’impresa rilevabile dal registro delle imprese.

Nel caso in cui il credito d’imposta sia stato concesso per l’assunzione di più dipendenti, l’eventuale mancata conservazione parziale dei nuovi posti di lavoro per i quali si fruisce del credito d’imposta – ricordava il quotidiano Italia Oggi – determina la revoca parziale del credito concesso

Una volta avuto accesso alla piattaforma informatica, sarà possibile navigare in tre distinte sezioni: una generale, una dedicata alle start-up innovative e la terza per i soggetti residenti nel territori dell’Emilia Romagna.

A sua volta, la sezione generale è accessibile da tutte le imprese, indistintamente, per la concessione di un credito d’imposta nell’importo massimo di 200mila euro e sempre fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

In relazione al credito di imposta del 35% sopra delineato e finalizzato a rendere più conveniente l’assunzione di personale qualificato, si ricorda altresì come lo stesso può essere revocato per la mancata conservazione, ovvero il mancato mantenimento del rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato del personale altamente qualificato, per il quale si fruisce del credito d’imposta.

Precisiamo ulteriormente che il mantenimento è previsto per almeno due anni per le piccole e medie imprese e per almeno tre anni per le imprese di grande dimensione. Nel caso in cui il credito d’imposta sia stato concesso per l’assunzione di più dipendenti, l’eventuale mancata conservazione parziale dei nuovi posti di lavoro per i quali si fruisce del credito d’imposta – ricordava il quotidiano Italia Oggi – determina la revoca parziale del credito concesso, con riferimento ai singoli dipendenti per i quali il rapporto di lavoro non è stato conservato.

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Due date in Campania nel corso delle quali la cantautrice Alessandra Amoroso farà tappa per presentare il suo nuovo disco Vivere A Colori

Alessandra Amoroso, tra le artiste decollate grazie al talent show Amici di Maria De Filippi, a gennaio sarà in Campania con il suo InStore Tour dove presenterà il nuovo album e darà la possibilità ai fan più scatenati di poterla incontrare dal vivo.

Vivere A Colori, il nome del disco che uscirà nei negozi e in versione digitale il 15 gennaio 2016.
Sonorità diverse, arrangiamenti sofisticati e contemporanei, che non tradiscono però l’essenza dell’artista. Un album che rappresenta una crescita personale e professionale per Alessandra Amoroso, che intraprende un nuovo percorso musicale attraverso la collaborazione con importanti musicisti, autori e produttori, senza mai snaturarsi.

Alessandra Amoroso incontrerà i fan campani e firmerà le copie del suo nuovo album Vivere A Colori:
– Giovedì 21 gennaio 2016 alle ore 15,00 presso La Feltrinelli Stazione Centrale Piazza Garibaldi
– Sabato 23 gennaio 2016 alle 18,00 presso Il Centro Commerciale Campania, Marcianise

Stupendo fino a qui” è il primo singolo dell’album, un brano dedicato ai suoi fan che l’hanno sempre sostenuta con grande affetto. Ecco il video