Archivio mensileluglio 2015

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È quanto contenuto in uno studio pubblicato sulla rivista “The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism” dai ricercatori dell’Università della California di Davis negli Stati Uniti. Ma l’eccessivo consumo può portare a sovrappeso e obesità

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«Soffro lo stress», recitava nel ritornello il brano Boy Band dei “Velvet”, che tanto successo ha riscosso all’inizio degli anni 2000. Una condizione che attanaglia quotidianamente milioni di persone, costrette a correre come trottole per soddisfare tutti i compiti che i ritmi frenetici della vita moderna impongono: dal lavoro allo sport, dalla famiglia alle vacanze.

Tutto, ormai, produce stress tant’è che siamo arrivati al paradosso di gente che afferma di non riuscire a vivere senza essere sottoposto a qualche tipo di pressione. Sarà, ma chi invece ha conservato ancora un barlume di saggezza e vuole trovare qualche strumento efficace per combattere questo status non certo

I risultati di questo studio dimostrano che il consumo di dosi elevate di zucchero aiuta a tollerare meglio lo stress ed ecco spiegato anche perché, in alcuni casi, quando ne siamo totalmente schiavi, ci buttiamo spesso su dolci e torte con una certa voracità

piacevole, può iniziare a leggere lo studio pubblicato sulla rivista “The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism” dai ricercatori dell’Università della California di Davis, negli Stati Uniti, secondo cui gli effetti benefici del saccarosio sull’organismo umano rischiano di creare una dipendenza da dolci aumentando così il pericolo di incorrere in sovrappeso e obesità.

I risultati di questo studio dimostrano che il consumo di dosi elevate di zucchero aiuta a tollerare meglio lo stress ed ecco spiegato anche perché, in alcuni casi, quando ne siamo totalmente schiavi, ci buttiamo spesso su dolci e torte con una certa voracità.

Ma il risvolto della medaglia contiene altri rischi per la salute: che l’abitudine a consumare dosi eccessive di zucchero per combattere lo stato di stress possa aumentare gli effetti nocivi per la salute, come ad esempio l’obesità. Insomma sembrerebbe proprio essere il più classico dei circoli viziosi.

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Ecosostenibile, innovativa e con una linea ultramoderna, il primo prototipo di bicicletta Wishbone nasce ad opera di Rich, fondatore e designer del brand. Tutto ha inizio nella sua stanza da bagno di New York City

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Rich, padre di due bambini, proviene dalla Nuova Zelanda; per la realizzazione della sua prima Wishbone Bike si ispira alla sua terra d’origine, alla libertà e ai freschi prati verdi. Una bicicletta intelligente, adatta per bambini di età a partire da 1 anno fino a 5 anni, trasformabile da triciclo, a piccola bicicletta fino ad arrivare a una grande bicicletta, il tutto con poche semplici mosse.

La struttura è realizzata in legno ad abbattimento controllato, le ruote sono in materiale plastico riciclato e inoltre la bici non possiede pedali. L’assenza di questi ultimi sottolinea il valore educativo del prodotto: il bambino abituandosi immediatamente a restare in equilibrio sulle 2 ruote, successivamente eviterà di usare le rotelline posteriori

La struttura è realizzata in legno ad abbattimento controllato, le ruote sono in materiale plastico riciclato e inoltre la bici non possiede pedali. L’assenza di questi ultimi sottolinea il valore educativo del prodotto: il bambino abituandosi immediatamente a restare in equilibrio sulle 2 ruote, successivamente eviterà di usare le rotelline posteriori. Packaging anch’esso sostenibile, cartone eco-friendly e stampe con coloranti atossici.

Tra le ultime novità in casa Wishbone c’è la Recycled Edition: bici interamente in plastica riciclata. Per la realizzazione vengono recuperate moquette residenziali; una volta sminuzzate, a queste viene aggiunta fibra di vetro, che conferisce resistenza, e trasformate in piccole sfere di resina che infine diventano telai delle bike. Per la serie Wishbone Limited Edition, diversi artisti si sono divertiti a creare in esclusiva per il brand, grafiche vivaci e originali.

È possibile acquistare Wishbone Bike sul sito ufficiale:
www.wishbonedesign.com

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L’arte contemporanea in Italia ha due dinamiche di fruizione, quella legata alle gallerie d’arte private e quella rappresentata dai musei. Milano, per anni, è stata la capitale delle gallerie, tuttavia Palazzo Reale si è affermato come uno spazio espositivo istituzionale estremamente influente

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di Gianfranco Di Vito

Palazzo Reale è il cuore di un polo espositivo – composto anche dagli spazi di Palazzo della Ragione e del Pac, Padiglione d’arte contemporanea – che ogni anno propone una ricca offerta culturale promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano. Una superficie espositiva complessiva di circa 7000 mq ospita una programmazione di mostre annuale di altissima qualità scientifica, con opere di straordinario valore, oltre a conferenze, incontri, dibattiti e concerti.

Nelle sale espositive, allestite per ogni singola mostra da ricercati progetti di architettura, Palazzo Reale ha ospitato i grandi nomi dell’arte: Picasso, gli Impressionisti, Caravaggio, Boccioni, Kandinsky, Canova, Schiele, Monet, Tamara de Lempicka e ancora Francis Bacon, Bernardino Luini, Arcimboldo, Salvador Dalì, Chagall, Van Gogh e Segantin

Nelle sale espositive, allestite per ogni singola mostra da ricercati progetti di architettura, Palazzo Reale ha ospitato i grandi nomi dell’arte: Picasso, gli Impressionisti, Caravaggio, Boccioni, Kandinsky, Canova, Schiele, Monet, Tamara de Lempicka e ancora Francis Bacon, Bernardino Luini, Arcimboldo, Salvador Dalì, Chagall, Van Gogh e Segantini.

Il programma espositivo poliedrico attrae circa un milione e trecentomila visitatori l’anno e ha fatto di Palazzo Reale un luogo accessibile a tutti: un pubblico fidelizzato, numeroso e internazionale.

A più di settant’anni dai bombardamenti della Guerra, lunghi e complessi progetti di recupero e restauro hanno restituito al pubblico le sale appartenenti al periodo neoclassico e le 12 stanze del vecchio Appartamento di Riserva. Oggi il Palazzo ha la centralità del suo ruolo nella vita culturale e sociale di Milano, come principale centro espositivo della città e del paese.

Un esempio di come le istituzioni, quando entrano in partnership con i privati, possano realizzare format di fruizione dell’arte vincente, che aiuta a migliorare l’immagine della città, il livello culturale, e come riescano a creare un forte indotto economico, con una interessante ricaduta occupazionale sul territorio.

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Molte le posizioni lavorative aperte in questo periodo estivo, in una delle più importanti catene di supermercati in Italia, specializzata nella vendita di prodotti alimentari biologici e naturali. Le nuove assunzioni riguardano le figure da inserire nei vari punti vendita del territorio nazionale

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Ecco le tre principali figure ricercate per i negozi bio Naturasì:

Scaffalisti. Si cercano persone veloci e precise, con una forte voglia di conoscere i prodotti in vendita e in grado di aiutare i clienti nell’acquisto.

Addetti ortofrutta. Persone con una vera passione per l’ortofrutta, conoscenza e cura di ogni prodotto e in grado di comunicare e aiutare i clienti nella scelta.

Gastronomi. Professionisti preparati, con conoscenza dei prodotti in vendita e in grado di proporli ai clienti.

Negli uffici di Naturasì, invece, si cercano queste due figure impiegatizie:

Assistente amministrazione e finanza negozi. Questa figura ha il compito di gestire la contabilità completa di più società (dall’inserimento dati contabili all’elaborazione di un bilancio, con conoscenza dei principi base della fiscalità, elaborazione e gestione budget punti vendita). Richiesto un diploma di ragioneria/o laurea breve in discipline economiche e la conoscenza base dell’inglese.

Assistente marketing area digital. Figura che ha il compito di supportare tutte le attività aziendali per la divulgazione e promozione in ambito digital, affiancare i colleghi dell’Ufficio marketing nella gestione dei siti internet, dei social media, dell’e-mail marketing e della gestione delle campagne marketing on line. Richiesta la laurea in discipline economiche o marketing o Scienze della comunicazione.

Per candidarsi ad una delle offerte lavoro supermercati bio Naturasì bisogna andare direttamente alla pagina “Naturasì Lavora con noi” (http://www.naturasi.it/it/lavora-con-noi) dove, previa registrazione, si può inoltrare il proprio cv.

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Questa la scommessa dell’azienda biotecnologica “Oxitec” che ha creato un clone capace di uccidere le nuove generazioni del fastidioso insetto, prima che siano in grado di veicolare il virus. La soluzione, testata in Brasile, ha avuto successo

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Sarebbe quasi il caso di dire: «Chi di zanzara ferisce, di zanzara perisce», utilizzando un’iperbole per spiegare la nuova frontiera della lotta alla febbre dengue. Se infatti una zanzara può essere veicolo di malattie anche mortali, come ad esempio la malaria, l’azienda biotecnologica “Oxitec” ne ha creata una modificata geneticamente, che può essere determinante nella battaglia contro la patologia che prende il nome dal virus potenzialmente letale.

Gli scienziati hanno inserito nel corredo cromosomico dell’insetto un gene che impedisce la sopravvivenza delle nuove generazioni: la soluzione è stata testata con successo in Brasile e i risultati dello studio sono

La febbre dengue è una malattia infettiva causata dall’omonimo virus, di cui esistono quattro sierotipi. Di norma si manifesta con sintomi simil-influenzali, accompagnati da un eritema cutaneo simile al morbillo. Ma nel 5% dei casi si evolve in una febbre emorragica che può essere anche letale

stati pubblicati sulla rivista “Plos Neglected Tropical Diseases”.

La febbre dengue è una malattia infettiva causata dall’omonimo virus, di cui esistono quattro sierotipi. Di norma si manifesta con sintomi simil-influenzali, accompagnati da un eritema cutaneo simile al morbillo. Ma nel 5% dei casi si evolve in una febbre emorragica che può essere anche letale.

A oggi non esiste una vaccinazione efficace: per questo motivo la strategia di prevenzione si basa sull’eliminazione delle zanzare e sulla bonifica degli habitat in cui esse proliferano. Ecco spiegata l’importanza di questa strada che consentirebbe di uccidere le nuove generazioni di zanzare prima che siano in grado di veicolare il virus.

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Quando l’essere up to date coincide con una personalità forte e una grande voglia di esprimersi, il campo privilegiato di riferimento non può che essere l’arte contemporanea. Uno sguardo sul mondo attraverso gli occhi e la sensibilità di una giovane artista napoletana che ha fatto dell’ironia lo strumento prediletto per disvelare i paradossi del quotidiano

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Isotta è un vulcano, è una giovane artista napoletana dotata di un’energia potentissima in grado di travolgerti anche tuo malgrado. Parlare con lei significa fare i conti innanzitutto con te stesso, le tue convinzioni e poi con tutto quello che ti circonda. La sua visione del mondo è originale, dissacrante, a volte senza freni, ma la bellezza della sua personalità è tutta lì: spontanea, solare, sempre pronta a mettersi in discussione.

Il suo personaggio, il suo essere artista si costruisce inevitabilmente dentro queste caratteristiche donandole ricercatezza e fascino. «Sono estremamente egocentrica, tendo ad essere sempre al centro dell’attenzione, faccio un po’ il giullare di corte e questo piace alle persone che mi frequentano».

Il suo stile è trendy, accanto ad un abbigliamento molto basic, quasi minimale, affianca una capigliatura sempre folle, giocando con colori molto accesi e make up molto marcato. Il suo look è un suo tratto distintivo: «io amo i colori pazzi, ma questa follia non mi rappresenta del tutto. Quando devo fare delle performances, se ho i capelli di un colore non proprio naturale la cosa mi disturba, infatti non ho tatuaggi sulla pelle, nulla che possa essere permanente. Tengo al fatto che il corpo debba essere assolutamente bianco, lo immagino come un manichino da utilizzare per ogni occasione».

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Nel video “perf(r)etta”, che l’artista considera come il suo primo esperimento audiovisivo, è espresso il bisogno contemporaneo di sentirsi sempre e a tutti i costi perfette, tanto da eccedere ed ottenere poi in ultima istanza l’esito opposto. «Il tentativo di migliorarsi per dare un’immagine di sé che sia sempre apprezzabile e appetibile, in un certo senso, ci porta poi inevitabilmente a strafare e a peggiorarci. Questo ragionamento parte da me in prima persona, sono un’eterna infelice e insoddisfatta, quindi anch’io potrei cadere in quest’errore involontario, può succedere a chiunque, pensi di apparire magnificamente, ma in realtà gli altri percepiscono palesemente il tuo disagio, quello che in principio volevi nascondere. Si può imparare a “smussarsi” nel carattere, ma non si può cambiare, bisognerebbe volersi più bene».

Isotta nasce come scultrice, ma la sua arte è poliedrica, la sua capacità di stare al passo con la realtà che la circonda la obbliga a utilizzare più supporti per le sue opere per raggiungere quante più persone possibili. Tra le altre, non si possono non citare i gelati a forma di madonne e di Gesù, tentativo molto criticato per denunciare la pedofilia all’interno delle chiese.

Il suo cognome poi è tutto un programma, storicamente la famiglia Bellomunno a Napoli è conosciuta per le onoranze funebri, un’etichetta che le è stata appiccicata addosso sin dal liceo, ma alla quale ha risposto sempre con grande disinvoltura. La performance del 2013 bara-barca infatti ha riscosso un grande successo, e proprio per merito delle sue origini, le ha permesso di regalare a una città complicata come Napoli un messaggio di speranza, grazie alla remata propiziatoria in cui esorcizzare «una morte che incombe inesorabilmente su tutti».

Dopo essere stata dieci anni a Milano, Isotta a dicembre ha sentito il bisogno di tornare nella sua Napoli. «È fonte di ispirazione continua questa città, ma non solo, la sua bellezza ti stordisce, è dotata di una forte energia, che nonostante tutte le contraddizioni, riesce a renderla magica e unica». Ad ottobre, nelle ex carceri del Castel dell’Ovo, si terrà una sua personale in cui presenterà un nuovo progetto.

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Aglio, cipolla e caffè sono alimenti buonissimi, ma spesso possono anche essere la causa di un alito cattivo. Come ovviare a questo fastidioso inconveniente con un’alimentazione corretta

Secondo l’Associazione dentisti americana, alcuni cibi giocano un ruolo fondamentale nel determinare l’odore del nostro alito. Sembra, infatti, che molti alimenti siano in grado di favorire all’interno del nostro organismo l’annidamento dei batteri anaerobi, causa dell’alitosi cronica. È necessario, quindi, non solo mantenere una corretta alimentazione, ma anche sapere scegliere i cibi giusti, in grado di garantirci un alito sempre fresco e pulito.

Ecco i 5 cibi utili a combattere l’alitosi.

  1. Avocado. Eliminando la putrefazione degli alimenti nel tratto intestinale, l’avocado risulta essere tra i migliori cibi contro l’alitosi. L’alto contenuto di fibre presenti in questo alimento, infatti, aiuta l’organismo nei processi di digestione, prevenendo il cattivo odore dell’alito derivante dai problemi gastro-intestinali.
  2. Frutta fresca. La secchezza della bocca è una delle causi principali dell’alito cattivo. Per combatterla occorre assumere cibi ad alto contenuto idrico, come la frutta fresca o, in alternativa, eliminare gli alimenti che riducono la produzione di saliva.
  3. Erbe aromatiche. Le erbe aromatiche, come salvia e rosmarino, sono particolarmente efficaci per la pulizia del cavo orale, in quanto in grado di bloccare la proliferazione batterica. Un decotto a base di foglie di salvia e rosmarino può essere un valido rimedio non solo contro l’alitosi, ma anche per lenire le infiammazioni della gengiva.
  4. Yogurt. Molti ritengono che assumere yogurt o, in generale, i derivati del latte possa favorire l’alitosi, in quanto le proteine presenti in questi alimenti sarebbero utilizzate dai batteri per la produzione dei metaboliti. Questi ultimi darebbero origine a diversi composti di natura sulfurea, causa del cattivo odore. Invece, l’acidità delle preparazioni lattee fermentate, rende più veloce il processo di digestione dell’alimento, favorendo l’eliminazione di scorie.
  5. Sedano. Grazie alla sua consistenza fibrosa, questo particolare tipo di verdura è in grado di eliminare le piccole particelle di cibo depositate su lingua e denti.

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La parola d’ordine per quanto riguarda le relazioni sentimentali sembra essere diventata “piacere”. Gli ormai obsoleti obblighi di coppia si sgretolano gradualmente, insieme agli assetti che un tempo costituivano la società stessa, per lasciare spazio a forme di interazione sempre più temporanee e di reciproco scambio

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Ci siamo abituati a vivere in una realtà che vede il proliferare di individualismi di vario genere. Passeggiando per le strade di una qualsiasi metropoli, e Napoli ormai ne fa parte a pieno titolo, è possibile notare che gli stili di vita e le modalità di interazione uomo donna sono molto cambiati rispetto al passato.

L’essere single è diventato sinonimo di uno status symbol molto in voga, di solito coincide con indipendenza economica, gratificazione personale e tendenza ad instaurare e disfare legami molto velocemente.

Ci si relaziona agli altri per una reciproca soddisfazione, si instaurano rapporti di mutua convivenza estinguibili facilmente anche in maniera unilaterale, quindi il matrimonio sembra aver perso la sua pregnanza apparendo ormai  sorpassato.

I legami pare seguano anch’essi le dinamiche del consumo, scegliere una persona con la quale condividere una parte della propria vita spesso è il risultato di una sorta di valutazione costi/benefici, come se stessimo acquistando un bene al supermercato.

In realtà, ciò che accade è che in una società che muta la sua forma in maniera continua – Bauman la definirebbe liquida – diventa inevitabile che i legami umani siano considerati nella loro temporaneità. Non vengono vissuti più come qualcosa da costruire mediante sforzi costanti e sacrifici, ma funzionali a soddisfare il bisogno di emozioni, piacere, desiderio.

L’essere “accoppiati” non presenta più dei vantaggi sotto il punto di vista dello status sociale, non è più obbligatorio sposarsi per sentirsi socialmente accettati, ciò che spinge le persone a intessere legami più duraturi (anche se una bassa percentuale) è soltanto il desiderio di una relazione pura, scevra da etichette e stereotipi in cui sentirsi liberi di essere se stessi e migliorare così la propria qualità della vita.

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Non è un caso se anche in tv, il concetto di coppia venga continuamente messo in discussione. Temptation Isand è un reality in cui coppie per ”mettersi alla prova” si separano dai loro legittimi fidanzati per un tempo di circa venti giorni. Durante questo tempo dovranno convivere rispettivamente con ragazzi e ragazze single ai quali inevitabilmente finiranno per cedere, quasi a significare la precarietà del valore delle relazioni post-moderne.

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Maria Sole Cecchi e Andrea Cecchi, le due anime di Le Petits Joueurs; un brand che si ispira alle geometrie e agli “incastri” di colore dei mattoncini lego. Un’idea innovativa che si è tramutata in una collezione di successi mondiali

Progettista e direttore creativo del marchio, Maria Sole, a soli 19 anni si trasferisce a Parigi e inizia a lavorare in un negozio di borse. Felice della sua professione, non riesce comunque a trattenere la sua creatività e il suo spirito estroso, così un giorno decide di “rimodernare” una sua vecchia borsa, incollandoci su tanti pezzi di lego. La indossa per una serata parigina e riscuote un enorme successo.

Inizia a disegnare bags per un giro ristretto e solo nel 2010, quando si trasferisce in Brasile e unisce le sue

Artigianalità, richiami vintage e inventiva le parole d’ordine di Le Petits Joueurs, che oggi è possibile trovare in vendita in top retailer mondiali come Bergdorf Goodman e Neiman Marcus negli Stati Uniti, Joyce a Hong Kong, Luisa via Roma a Firenze, Selfridges a Londra e Le Bon Marchè a Parigi

forze con il fratello Andrea, il progetto inizia a prendere forma e a volare in alto.

Artigianalità, richiami vintage e inventiva le parole d’ordine di Le Petits Joueurs, che oggi è possibile trovare in vendita in top retailer mondiali come Bergdorf Goodman e Neiman Marcus negli Stati Uniti, Joyce a Hong Kong, Luisa via Roma a Firenze, Selfridges a Londra e Le Bon Marchè a Parigi.

Ammirata e seguita da molti stylist, la griffe è presente in editoriali moda su magazine di grande spessore e spesso navigando su internet si può trovare una  Petits Joueurs tra le mani di celebrities o a tracolla di fashion bloggers.

In Campania il marchio è presente a Capri da Blu Boutique, Via Le Botteghe 57.
Inoltre è possibile acquistare le borse online sul sito web ufficiale:
lespetitsjoueurs.com

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Dalle ceneri di un luogo leggendario della scena notturna degli anni Ottanta nasce un’area multidisciplinare al centro della città. Segnale forte di aggregazione tra menti creative e artisti, che operano in co-working

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di Gianfranco Di Vito

 

Un tempo a Napoli, quando la movida dei cosiddetti baretti e dei localini di Chiaia, Vomero e centro storico non esisteva, la scena notturna era inventata da alcuni visionari viaggiatori, che tentavano di portare in città i sapori di luoghi altri, più internazionali, dove era chiaro che ormai la notte era lo scenario di un mondo nuovo fatto da giovani in cerca di forti sensazioni.

Il City Hall divenne ben presto il centro della vita culturale notturna. Dino Luglio ospitò le esibizioni di Chet Baker, Paolo Conte, Dizzie Gillespie, Stan Getz, Dave Holland, Sam Rivers, ma non solo, il City Hall fu lo scenario dell’incontro tra Andy Warhol e Joseph Beuys, entrambi ospiti a Napoli del gallerista Lucio Amelio

Erano gli anni Ottanta e uno dei protagonisti della scena notturna era Dino Luglio, che tra i vari spazi da lui firmati in città, ne creò uno che divenne ben presto un luogo leggendario, che avvicinava Napoli alle altre capitali europee: il “City Hall”.

Un open space nella zona bene di corso Vittorio Emanuele, di grandi dimensioni e molto suggestivo dal punto di vista architettonico. Il City Hall divenne ben presto il centro della vita culturale notturna. Dino Luglio ospitò le esibizioni di Chet Baker, Paolo Conte, Dizzie Gillespie, Stan Getz, Dave Holland, Sam Rivers, ma non solo, il City Hall fu lo scenario dell’incontro tra Andy Warhol e Joseph Beuys, entrambi ospiti a Napoli del gallerista Lucio Amelio.

Tutto però è destinato ad avere un termine. Dino Luglio ha da tempo lasciato l’Italia e il suo spazio era ormai ridotto ad un’area in disuso. Nel 2008, ad un gruppo di affermati creativi partenopei, è venuta un’idea geniale:

Seguendo il principio del co-working, artisti, designer, architetti, fotografi e stilisti dividono un grande open space, con giardino e vista sul golfo, lavorando indipendentemente, ma creando sinergie di volta in volta diverse

recuperare questo luogo mitico dell’intellighenzia e portarlo a nuova vita, facendolo divenire uno spazio multi disciplinare.

È nato cosi il 137A, un laboratorio di creatività e progettazione. Seguendo il principio del co-working, artisti, designer, architetti, fotografi e stilisti dividono un grande open space, con giardino e vista sul golfo, lavorando indipendentemente, ma creando sinergie di volta in volta diverse.

Qui i co-worker danno vita a un’intensa attività di pensiero e di progetti, attraverso un continuo e vivace scambio di idee. Un vero e proprio collettivo intellettuale. Oltre ad ospitare le zone di lavoro, il 137A è anche uno spazio aperto, che promuove e accoglie laboratori, eventi, workshop, mostre e atelier temporanei. Certo Napoli non abbonda di spazi come il 137A ma sono segnali come questo che spingono la città verso la sua inevitabile vocazione internazionale.