Archivio mensilefebbraio 2015

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La Campania dà il via ai cosiddetti “nuovi lavori”, che già hanno successo al Nord

codisti i nuovi lavori

Nuovi lavori, la Campania fa da apripista, grazie all’invenzione “geniale” di un suo conterraneo che, poi, ha trovato fortuna, per la sua intuizione, al Nord. Ma le prime assunzioni di “codisti”, Giovanni Cafaro ha deciso di farle nella sua città, a Salerno.

Il corso è a numero chiuso per i primi 20 iscritti e per poter accedere alle selezioni ed assunzioni è obbligatorio iscriversi.

Ed infatti, giovedì 19 febbraio, al Grand Hotel Salerno, dalle ore 9 alle 17.30, si terrà il 1° corso di formazione, tenuto e certificato personalmente dello stesso Cafaro e sponsorizzato da Maurizio Basso, Broker Immobiliare e Responsabile della società Remax, agenzia di Salerno.

Scopo della giornata è di formare nuovi “codisti”, con nuove assunzioni. Il corso è a numero chiuso per i primi 20 iscritti e per poter accedere alle selezioni ed assunzioni è obbligatorio iscriversi.

I “codisti” saranno assunti con il nuovo contratto collettivo nazionale, in perfetto stile Jobs Act.

«Credo fermamente – spiega Cafaro – che questo contratto possa dare una risposta lavorativa concreta ai disoccupati, a coloro che purtroppo hanno perso il lavoro e agli esodati. Il “codista” non si può improvvisare, ha un  ruolo di estrema fiducia e ha bisogno di essere formato. Per evitare di immettere nel mercato del lavoro persone impreparate, terrò personalmente, e in modo autonomo, i miei corsi di formazione per formare e certificare gli aspiranti nuovi lavoratori».

 

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I dirigenti del Consorzio di tutela del prezioso prodotto campano snocciolano numeri e dati

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Fa proseliti nel mondo la mozzarella di bufala campana. Di recente il prezioso “oro bianco” è andato in scena a Miami, negli Stati Uniti d’America, in un noto ristorante glamour. «Si tratta di un prodotto unico e irripetibile – ha spiegato agli americani Antonio Lucisano, direttore del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana dop – e questo spiega il motivo del suo successo oltre frontiera.

Circa 100 gli ospiti tra stampa, buyers, operatori del settore e trend setter, tutti pazzi per la mozzarella, protagonista anche di una selezione di piatti che hanno deliziato gli ospiti. Un grande successo per un’iniziativa che ha visto protagonista l’Ice, rappresentata da Giancarlo Albero, direttore Ice di Miami, e che ha avuto un “presentatore” d’eccezione come il console Adolfo Barattolo. 

Grande attenzione e interessanti prospettive

«Il mercato statunitense, con oltre mille tonnellate, pari quasi all’11% del nostro export,  rappresenta uno dei più importanti per il prodotto caseario – ha detto Lucisano – e del resto da queste parti sono molto sensibili al fascino del Made in Italy e, in particolare, delle nostre eccellenze agroalimentari. Ho trovato molta attenzione e sensibilità nei confronti della mozzarella di bufala campana e, soprattutto, interessanti prospettive di crescita in termini di volume e valore per l’immediato futuro».

Sensazioni positive che rimbalzano a oltre 12mila km di distanza da Miami e, più precisamente, a Dubai dove il Consorzio è presente a “Gulfood”, iniziativa entrata ormai di diritto tra quelle che contano nel panorama degli appuntamenti internazionali.

«Grande attenzione e interessanti prospettive – ha dichiarato Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio – in uno scenario che, anche dal punto di vista climatico, si sposa perfettamente con il nostro prodotto. Tanta curiosità, molti incontri di livello, soprattutto con il mondo della ristorazione che considera la mozzarella di bufala campana dop un vero e proprio must gastronomico. I numeri per ora sono marginali (120 tonnellate nel 2013), ma è evidente che si tratta di un mercato ancora tutto da esplorare e che potrebbe rappresentare, per il futuro, un importante punto di approdo per il nostro prodotto».

D’altra parte, i dati del Consorzio sull’export sono, almeno dal punto di vista quantitativo, sicuramente positivi. «I numeri sono in crescita, basti pensare che siamo passati dalle 8.909 tonnellate del 2012 alle oltre 10.000 del 2013 e stiamo vagliando i dati del 2014, anche questi in salita – ha commentato Raimondo – così come è in crescita la percentuale del prodotto esportato, passata dal 24% del 2012 al 27% del 2013, con una valutazione intorno al 29% per lo scorso anno. Il problema quindi non è la quantità ma il valore, che invece ha subito una decisa flessione, figlia certamente della crisi ma anche di altre cause. Ed è su questo che, attraverso i vari appuntamenti nei diversi mercati, noi del Consorzio stiamo lavorando, spiegando appunto al consumatore straniero il vero valore di un’eccellenza come la nostra».

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L’80% dei cittadini temono che gli alimenti mangiati possono procurare danni alla salute

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I dati di “Observa”, dall’Annuario scienza, tecnologia e società 2015, sul rapporto tra italiani, alimentazione e salute, dipingono un quadro a tinte fosche. La preoccupazione per i rischi su ciò che mangiamo ha assunto oggi, nel nostro Paese, proporzioni mai registrate prima.

Oltre l’80% dei cittadini, infatti, è preoccupato della sicurezza del cibo. Gli Italiani, rileva il report, sono tra gli europei i più convinti che le pietanze che mangiamo «possono arrecare danni alla salute» e i meno propensi a credere che «i comportamenti individuali possano avere in futuro un impatto sulla disponibilità e la qualità del cibo». 

Oltre l’80% dei cittadini, infatti, è preoccupato della sicurezza del cibo

Nonostante ciò, «oltre il 60% dei cittadini del nostro Paese, dato di poco inferiore alla media Ue, quando compra degli alimenti guarda alla qualità e preferisce questo aspetto al prezzo o al marchio», sottolinea lo studio.

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Nella squadra italiana Francesco Boccia, di Striano, che ha vinto la prova del cioccolato

francesco boccia campione di pasticceria

 

 

Anche la città di Napoli si aggiudica l’edizione 2015 del campionato di pasticceria internazionale, che si è svolto a Lione. Un trofeo che sorride al Made in Campania con la presenza nella squadra italiana vincitrice in Francia del 24enne campano Francesco Boccia.

Il pasticcere di Striano, in provincia di Napoli, già medaglia di bronzo nel 2013, si è cimentato nella prova cioccolato.

La formazione italiana che si è aggiudicata l’ultima edizione del più grande evento mondiale dedicato alla pasticceria, ideato nel 1987 da Gabriel Paillasson in seno al Sirha con GL Events, era composta oltre che dal napoletano Boccia, anche da Emmanuele Forcone, il campione 2014, 30 anni, abruzzese di Vasto e grande professionista dello zucchero artistico e da Fabrizio Donatone, di Ciampino (Roma), già bronzo nel 2007 per la prova ghiaccio.

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“Destinazione Sud” è il primo network di imprese per la valorizzazione dei prodotti enogastronomici

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Nasce “Destinazione Sud”: il marchio turistico del Mezzogiorno che si mette in rete per competere nei mercati internazionali. L’innovativa offerta turistica è stata presentata alla Bit, alla presenza dei rappresentanti degli enti locali e delle associazioni del sistema Confindustria. Il nuovo brand turistico del Sud Italia nasce da “Rete Destinazione Sud”, il primo network di imprese accomunate dall’obiettivo di ripristinare i valori della storia e della natura, che consacrano il Sud Italia come terra privilegiata per il business del turismo.

Per la prima volta vengono presentati contestualmente pacchetti turistici, tutti caratterizzati dall’offerta di luoghi e situazioni uniche per bellezza, originalità, mitezza del clima, ma – ed è qui la svolta rispetto al passato – concepiti per consentire al fruitore un’esperienza assolutamente confortevole e impareggiabile.

«Siamo in grado di attirare visitatori provenienti dai nuovi mercati delle potenze industriali emergenti così come da quelli consolidati.

«Mancava un prodotto turistico che proponesse con una strategia unica le ricchezze del territorio, innovando e al contempo riducendo i costi grazie all’assenza di intermediazione», così Michelangelo Lurgi, presidente di “Rete Destinazione Sud”, sottolinea l’impegno di decine e decine di operatori e di imprenditori di riferimento delle regioni Campania, Basilicata, Puglia e Calabria, per potenziare la competitività del sistema turistico meridionale sviluppando azioni comuni di promozione e commercializzazione tradizionale e on line, valorizzando i punti di forza di un’offerta che alle risorse della natura unisce quelle artistiche, culturali ed enogastronomiche.

«Siamo in grado – continua Lurgi – di attirare visitatori provenienti dai nuovi mercati delle potenze industriali emergenti così come da quelli consolidati. “Destinazione Sud” assicurerà la definitiva destagionalizzazione del turismo meridionale».

Destinazione Sud nasce dagli sviluppi del progetto pilota “I Turismi”, promosso nel 2007 da Fondirigenti, Federturismo Confindustria e una serie di associazioni meridionali del sistema Confindustria, che ha formato gli operatori meridionali oggi impegnati nell’attivazione della Rete.

Amministratori pubblici, dipendenti e funzionari Confindustria sono stati coinvolti in circa 12.500 ore di formazione fra assistenza tecnica, formazione a distanza e sperimentazione on the job, con il supporto di docenti ed esperti turistici come Josep Ejarque, attuale direttore di Explora, l’azienda speciale per il turismo per Expo 2015.

«Il marchio – spiega Lurgi – ha tra i soci fondatori quasi tutti i presidenti o vicepresidenti di Confindustria Turismo delle varie territoriali del Sud e alcuni presidenti di importanti consorzi di albergatori, nonché il presidente della rete Green Road. In questo modo intendiamo operare in modo sinergico e condiviso proponendoci come un’unica entità sui mercati internazionali per l’affermazione del Prodotto Turistico Sud Italia, nella consapevolezza che la crescita dipende soprattutto da una proficua integrazione tra soggetti pubblici e privati. Ed è per questo che siamo orgogliosi che il progetto ha acquisito parere favorevole e di congruità da tutte le Regioni del Sud Italia rispetto alle linee programmatiche adottate».

L’obiettivo primario di “Rete Destinazione Sud” è di far conoscere il prodotto, la destinazione, gli operatori e facilitare l’acquisto e la fruizione del bene turismo promuovendo un marchio che identifichi il territorio meridionale nel circuito delle fiere, presso gli altri operatori, le agenzie di viaggi e turismo, i media, gli opinion leader, i blogger e i social network, il mercato finale.

Il prodotto turistico offerto è innovativo perché propone itinerari e pacchetti di tipo esperienziale e tematici certificati dalla Rete, destagionalizzante perché è fruibile per tutto l’anno, integrabile, perché è possibile con un solo interlocutore prenotare soggiorno in hotel, trasferimenti, fruizione di itinerari, accesso a musei, biglietti per eventi e spettacoli e ristorazione multiregionale perché consente al turista di pianificare la vacanza in due o più regioni del Sud Italia.

“Rete Destinazione Sud” utilizzerà un portale web multilingue, che consentirà la prenotazione on line dei prodotti turistici, delle strutture ricettive e dei servizi aggiuntivi, con emissione in tempo reale di documenti di viaggio e voucher, biglietti aerei, biglietti ferroviari, con possibilità di acquisto on line.

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I dati del rapporto “Almalaurea” non lasciano dubbi: il sud resta ancora un passo indietro

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Le donne laureate campane hanno redditi del 20% più bassi rispetto agli uomini. Arrivano i dati del Consorzio interuniversitario “Almalaurea” sulla Campania. Presentato a Bologna, il rapporto snocciola cifre poco rassicuranti. 

A livello medio regionale gli studenti campani sono indistinguibili dalla media nazionale sia per quanto riguarda l’età alla laurea sia per il voto

Soltanto il 44% dei laureati a un anno dal conseguimento del titolo ha un reddito. E il reddito nella maggior parte dei casi non arriva ai mille euro netti al mese. E se questo è il quadro dei 221mila laureati in Italia nel 2012 (testati nel 2013), per i sei atenei della Campania la situazione, come prevedibile, è ancora meno rosea.

A livello medio regionale gli studenti campani sono indistinguibili dalla media nazionale sia per quanto riguarda l’età alla laurea (poco più di 26 anni) sia per il voto (102,8), a smentire la presunta maggiore generosità dei giudizi negli atenei meridionali. La differenza diventa netta nella quota di chi ha trovato un lavoro a dodici mesi dalla laurea: il 34,1% in Campania contro il 44,4% in Italia. Molto simile la percentuale di chi non ha trovato lavoro, ma neppure lo cerca (è intorno al 27%), situazione che caratterizza chi ha deciso di proseguire gli studi per ulteriori specializzazioni.

Chi cerca lavoro e proprio non riesce a trovarlo è il 39,2% in Campania contro il 29% media nazionale.

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L’indagine è stata curata da Nomisma, su incarico di “BolognaFiere” e Federbio

cresce consumo alimenti bio

Nel 2014 il consumo di alimenti a marchio biologico in Italia è cresciuto del 59% sui consumatori totali, registrando un netto incremento rispetto sia al 2013 (54,5%) sia al 2012 (53,2%). Un trend in salita che dimostra come il cibo bio comincia ad incontrare il gusto degli italiani.

Solo il 41% degli abitanti del Belpaese dichiara di non aver mai acquistato un prodotto biologico negli ultimi dodici mesi. Tra chi invece, nello stesso periodo, ha fatto almeno un acquisto a marchio bio, il 37% dichiara di consumare questo tipo di prodotti almeno 1 volta alla settimana, il 22% ogni giorno.

Questi dati sono emersi dalle elaborazioni dell’indagine curata da Nomisma – su incarico di “BolognaFiere” e in collaborazione “Federbio” – per l’edizione 2014 dell’Osservatorio di Sana, il 26° Salone Internazionale del Biologico e del Naturale.

il cibo bio comincia ad incontrare il gusto degli italiani

L’indagine dell’Osservatorio mira a definire l’identikit e l’evoluzione del comportamento del consumatore italiano di alimenti biologici. Il focus dell’annuale ricerca dell’Osservatorio di Sana 2014 ha riguardato la trasformazione del comportamento del consumatore italiano di prodotti biologici e l’andamento del mercato bio, che, anche nell’ultimo anno, conferma di essere in buona salute e di non risentire della crisi economica in atto.

Quattro gli obiettivi alla base dell’indagine dell’Osservatorio di Sana 2014:

  1. Definizione dei criteri di acquisto per i prodotti alimentari in generale (bio e non bio) e della modificazione dei comportamenti di consumo alimentare avvenuti negli ultimi 3-4 anni;
  2. Misurazione del numero di famiglie italiane in cui si è consumato bio in almeno una occasione negli ultimi 12 mesi (tasso di penetrazione e frequenza di consumo bio);
  3. Identificazione del numero di famiglie che consuma prodotti bio nella ristorazione (canale extradomestico);
  4. Ricostruzione del profilo di comportamenti, bisogni e preferenze del consumatore bio.

Per arrivare a definire l’identikit del consumatore bio italiano, in riferimento alle abitudini di acquisto e consumo dei prodotti alimentari biologici, l’indagine ha valutato i criteri di scelta del bio (categorie bio più acquistate, importanza del marchio biologico, ruolo delle promozioni, valori percepiti del bio, percezione del prezzo del prodotto bio, interesse per la sostenibilità del packaging); i luoghi di acquisto del bio (Grande distribuzione, negozi specializzati, vendita diretta presso aziende produttrici, siti online, consumi nel canale extradomestico), motivazioni di acquisto, canali di informazione, servizi delle imprese al consumatore.

L’incremento del consumo di alimenti bio certificati, registrato dall’indagine dell’Osservatorio di Sana 2014, si rispecchia nei dati che ha diffuso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, relativi alle rilevazioni del Sinab (Sistema di informazione nazionale dell’agricoltura biologica) che fotografano la situazione della produzione biologica nel nostro Paese al 31 dicembre 2013, e di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) sulla vendita di prodotti a marchio bio nel canale di vendita della Grande distribuzione (Gdo).

Sulla base dei dati Sinab diffusi risulta che gli operatori biologici certificati in Italia al 31 dicembre 2013 sono 52.383 (erano 49.709 al 31 dicembre 2012). Rispetto ai dati riferiti al 2012 si rileva quindi un aumento complessivo del numero di operatori bio del 5,4%.

In crescita anche la superficie coltivata secondo il metodo biologico, che risulta pari a 1.317.177 ettari (erano 1.167.362 nel 2012), con una crescita complessiva, rispetto al 2012, del 12,8%.

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Sparago, di Castel Morrone, ha trionfato al prestigioso concorso internazionale sbaragliando 900 concorrenti

pasticciere

Si è aggiudicato la medaglia d’oro nella “Culinary World Cup” in Lussemburgo, con una scultura di zucchero dell’altezza di 1 metro e 40 centimetri, che ha rappresentato il noto cartoon “Madagascar”.

A ritirare il prestigioso premio, il pasticciere casertano Pietro Sparago, 37 anni, sposato con un figlio, il quale ha trionfato nella categoria delle creazioni artistiche.

vieni davvero ripagato quando vedi le persone sorridere con gli occhi di fronte a certe creazioni

Seconda nella competizione a squadre, il team della Unione regionale cuochi della Campania, che riunisce i nove sodalizi presenti sul territorio regionale.

Per Sparago si è trattato di una consacrazione quasi inattesa, ottenuta davanti a oltre 900 concorrenti, provenienti da tutto il mondo.

«È stata un’emozione fortissima – racconta il pasticciere casertano – quando mi hanno chiamato dal palco per consegnarmi l’oro. Non credevo di farcela, avevo visto creazioni davvero incredibili, ma alla giuria è piaciuto il riferimento al cartoon e i colori vivaci della scultura».

Sparago è figlio d’arte; i genitori hanno una pasticceria a Castel Morrone, Comune a qualche chilometro dal capoluogo ed è lì, tanti anni fa, che il 37enne ha iniziato la sua carriera.

«Sono tanti i sacrifici che servono per fare il pasticciere – spiega – ma vieni davvero ripagato quando vedi le persone sorridere con gli occhi di fronte a certe creazioni. Perciò a i tanti ragazzi casertani dico di scegliere questo mestiere, perché oltre ad essere bello permette anche di guadagnare bene. Girando per gli Alberghieri della provincia comunque ho constatato, con piacere, che sono tantissimi i giovani che si stanno avvicinando alla professione».

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Manca il decreto attuativo e l’Inps non può corrispondere la cifra alle famiglie italiane

bonus bebè

 

 

 

Bloccato l’iter normativo sull’assegnazione di un bonus di 80 euro alle famiglie dei nuovi nati nel 2015. La procedura introdotta dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi è ferma dal momento che l’Inps non può corrispondere la cifra senza il necessario decreto attuativo, che ad oggi non è stato possibile redigere.

Per ora dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dal Ministero dell’Economia e da quello della Salute non si è potuto giungere a sufficienti parametri per un testo scritto univoco, e il decreto attuativo previsto entro il 31 gennaio non si è potuto realizzare. 

Saranno aventi diritto al bonus bebè i nuclei familiari che non superino i 25.000 euro di reddito

Ad aggravare le difficoltà burocratiche del neonato bonus bebè, anche le complicazioni dovute alle modalità di redazione del nuovo Isee, introdotto a fine anno. I nuovi parametri che faranno da indicatori della situazione economica, infatti, saranno orientati sì alla rilevazione del reddito da lavoro, ma punteranno in maniera prominente, rispetto a prima, a penalizzare le situazioni patrimoniali e immobiliari di una certa entità.

Le modalità di compilazione, che per il momento risultano ancora nuove, stanno dando le prime difficoltà. Saranno aventi diritto al bonus bebè i nuclei familiari che non superino i 25.000 euro di reddito, mentre avranno bonus raddoppiato (160 euro) le famiglie i cui componenti, insieme, non raggiungano una cifra annuale superiore ai 7000 euro.

Secondo le stime del Governo, saranno circa 85.000 i nuclei appartenenti a questo secondo caso, per un totale di 330.000 famiglie che percepiranno il bonus bebè. Stanno arrivando rassicurazioni sul fatto che al più presto arriverà anche il decreto attuativo, e l’agognato diritto sarà reso fattuale.

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Nel primo trimestre Unioncamere stima circa 8mila contratti lavorativi

lavoro napoli 10 mila assunzioni

È presto per parlare di un’inversione di tendenza, ma i primi dati del 2015 sull’occupazione fanno ben sperare: nella provincia di Napoli, secondo le previsioni di Unioncamere, saranno 7.880 i nuovi contratti attivati al termine del primo trimestre, circa l’80% delle quasi 10mila assunzioni programmate in Campania.

«Le aziende […] sono pronte a integrare il proprio organico per far fronte ad esigenze contingenti[…]».

«Ma è prematuro parlare di ripresa, specie se andiamo ad esaminare le tipologie contrattuali previste – avverte Carlo Barbagallo, ex presidente dei Giovani di Confindustria Campania e amministratore unico della Cofiba –. Delle nuove assunzioni previste, solo il 33,6% contempla una vera e propria stabilizzazione. In 53 casi su 100 si tratta di lavori per lo più temporanei, se non di contratti di apprendistato (formula utilizzata per il 9,4 per cento dei nuovi ingressi). È interessante, poi, analizzare le motivazioni addotte dalle aziende».

Nell’ambito delle assunzioni con contratto a tempo determinato il 35% risponde all’esigenza di fronteggiare il picco dell’attività, il 32,7% è legato a esigenze stagionali, il 26,7% si concretizza in un periodo di prova e il 5,6% rappresenta solo una soluzione temporanea.

In che modo vanno interpretati questi dati? «Le aziende, specie quelle di piccola dimensione (7.810 ingressi su un totale di 9.930 in Campania avverranno in Pmi con meno di 49 dipendenti) – dice Barbagallo – sono pronte a integrare il proprio organico per far fronte ad esigenze contingenti, ma non ancora a programmare assunzioni a lungo termine, che solo nuovi piani di investimenti renderebbero possibili».

Ma c’è un altro dato che preoccupa di più. Sono ancora basse le prospettive per le figure altamente specializzate: appena per 570 dei nuovi ingressi, poco più del 7% del totale, serve una laurea. «Nella maggior parte dei casi basta un diploma o non è richiesta nessuna preparazione scolastica specifica. Solo il 28% delle assunzioni, inoltre, interesseranno giovani con meno di 30 anni. È chiaro che di fronte a questi dati non sarà facile fermare la continua fuga di cervelli dalla Campania, una regione in cui si assume poco chi ha una formazione di tipo accademico», conclude Barbagallo.